lunedì 28 ottobre 2013

American Breakfast: Eggs Benedict con kaki smoothie, scones ai frutti rossi e na' tazzulella e' cafè


Questo American Breakfast di Roberta per l’MTC di ottobre  mi ha regalato  una gioia indescrivibile, perché mi ha dato per la prima volta in vita mia la possibilità di avventurarmi in questo tipo di abbinamenti mai osato prima.
Tre elementi da presentare:
-uovo su pane con una salsa: ok, chiaro, idee decise sin da subito.
-elemento dolce
-elemento da bere
Su questi due ultimi punti ci sono stati un po’ di “cazzotti” nella mia testa.
Come elemento dolce faccio un banana bread o i cookies  o dei pancake grondanti di sciroppo d’acero o degli scones all’uvetta o addirittura i donuts?
Ma carboidrati e grassi e zuccheri da aggiungere a tutti quelli già presenti nella prima preparazione?
No questo è troppo, è contro la mia impostazione di piatto equilibrato dal punto di vista nutrizionale.
E poi voglio fare lo smoothie! Oddio, ma questo è da bere, è l’ultimo punto!
Evvabè, mi son detta, Anto calmati, un bel respiro, anzi un esercizio di yoga e vedrai che le cose si aggiusteranno. E allora cambio un po’ le carte in tavola e il mio smoothie diventa l’elemento dolce e ovviamente l’elemento da bere a questo punto è il mio amato e inseparabile caffè che non può mai mancare nella mia colazione, a conclusione del mio pranzo e quando arriva quel languorino il pomeriggio che mi farebbe volentieri aprire il frigo, ma poi mi fa dirigere verso la dispensa facendomi immaginare già quel borbottio che emana la moka e quel profumino che si diffonde in tutta la casa.
E ora vi spiego perché lo smoothie è rimasto senza scendere a compromessi. Perché anche io, come Roberta faccio lo yogurt in casa, da sempre ( ogni tanto mi rendo conto che non gli ho mai dedicato un post) e lo yogurt è la base delle colazioni in casa Golosa: una tazza, lo yogurt velato di miele o marmellata o yogurt frullato con frutta e poi biscotti o cereali o un dolce “della casa” e per concludere, ovviamente, un caffè.
Gli english muffin di Roberta mi hanno subito ricordato gli scones; gli ingredienti e le proporzioni erano molto simili, l’unica differenza è il metodo di cottura, che avviene in forno. Allora mi sono attivata per cercare la ricetta che per la prima volta presi da Famiglia Cristiana, una rivista presente in famiglia da sempre e che mi ha fatto muovere i primi passi in cucina con la rubrica curata da Terry e Tony Sarcina, della scuola Altopalato. Sono corsa in soffitta e l’ho trovata: la n 48 del 1986! Accipicchia quanti anni son passati, non ci posso credere, ho ricordato nitidamente la foto e la ricetta, come fosse stato ieri, ma ero poco più di una bambina. Vabbè bando alle chiacchiere e ai ricordi e vai per gli scones, come omaggio a chi mi ha permesso di amare la cucina come parte integrante e fondamentale della mia vita.
Ma facendo gli scones come base per l’uovo alla Benedict  ho pensato di aggiungere a metà dell’impasto una manciatina di frutti rossi essiccati, per avere degli scones dolci e affiancarli così al pasto ormai già definito ed equilibrato; tanto, mi son detta, sotto l’uovo alla Benedict in effetti ci va solo mezzo scones!
Per l’uovo alla Benedict ho seguito alla lettera il procedimento di Roberta, che mi è riuscito al primo colpo, nonostante fossi rimasta attratta dal procedimento infallibile della mia amica Spery, aiutata dal marito Maurizio.
Questo  American Breakfast è stato un vero successo, una gratificazione per tutti i sensi, un matrimonio equilibrato tra i vari elementi, con tutte quelle spezie e aromi appena percettibili ma che sono stati un vero conforto per il palato e per l’anima.

American Breakfast


Scones
250 g di farina
80 g di burro
70  g di zucchero
1 uovo
150 ml di panna fresca
½ cucchiaino di lievito in polvere
Un pizzico di noce moscata
Per spennellare
1 tuorlo
1 cucchiaio di latte


Setacciare la farina e il lievito, aggiungere lo zucchero e la noce moscata e formare la fontana. Al centro mettere il burro ammorbidito a temperatura ambiente e l’uovo battuto insieme alla panna. Lavorare l’impasto fino a renderlo liscio e omogeneo. Se fosse necessario aggiungere altra farina mentre si impasta. Stendere l’impasto di 2 cm di spessore e con un ring di 7 cm di diametro ottenere dei dischi. Adagiarli su una teglia ricoperta di carta da forno e spennellarli con il tuorlo battuto insieme al latte.
Cuocere in forno preriscaldato a 200° per 12 minuti , finché diventano gonfi e dorati.
Per la versione dolce
30 g di frutti rossi essiccati, da aggiungere in metà impasto e procedere come la versione di base




Eggs Benedict
4 uova

In una casseruola da 24 cm di diametro, versare circa 5 cm di acqua e scaldarla a fuoco medio fino alla comparsa delle bollicine sul fondo e sui bordi della pentola.
Rompere le uova in una ciotolina.
Versare delicatamente le uova sulla superficie dell'acqua, lasciando che vadano dolcemente a fondo. Far cuocere  per 3 o 4 minuti, usando una spatola di gomma per staccare delicatamente le uova dal fondo della pentola, se fosse necessario.
Con un mestolo forato togliete le uova dall'acqua, una alla volta, scolandole molto bene e se fosse necessario tamponare il fondo del mestolo con un pezzo di carta da cucina per assorbire tutta l'acqua in eccesso.



Crema all’edammer
4 tuorli
Sale
80 g di burro
150 ml di chardonnay
50 g di edammer grattugiato
Pepe rosa
In una pentola battere i tuorli con il sale; immergere la pentola in un bagnomaria con la fiamma bassa e continuando a girare aggiungere il burro morbido. Lavorare energicamente e aggiungere lentamente, a filo, il vino; continuare a mescolare fino a quando la crema si addenserà.
Togliere dal bagnomaria e aggiungere il formaggio grattugiato; amalgamare bene fino ad avere una salsa liscia e vellutata. Completare con qualche grano di pepe .
Componiamo l’Eggs Benedict
4 fette di salmone affumicato
Da passare sulla piastra ben calda appena 10 secondi per lato e adagiare su mezzo scones tostato leggermente. Adagiare sopra l’uovo cotto e scolato e completare infine con un po’ di salsa. Spolverare eventualmente con altro pepe rosa.


Kaki Smoothie
500 gr di yogurt
2 kaki
1 pizzico di cannella
Buccia di 1 limone grattugiato
2 cucchiai di miele di acacia


Sciacquare con delicatezza i kaki e sbucciarli tenendoli appoggiati in un piatto per recuperare tutta la polpa.
Trasferirli in un frullatore e aggiungere il resto degli ingredienti. Azionarlo prima a intermittenza e poi alla massima velocita fino ad ottenere un composto omogeneo.
Dividerlo in 4 bicchieri e decorarlo eventualmente con altra cannella o scorza di limone




Per completare
Uno scones ai frutti rossi e
Na’ tazzulella e’ cafè bollente e amaro come piace a me; poi se mi trovo a passare per la Grande Mela uno di questi giorni lo bevo lungo e dolce come è uso da quelle parti. Ma lì se trovo poi una moka o,ancora meglio, una cuccumella per me sarà gioia piena!




Con questa ricetta partecipo felice e appagata all'MTC di ottobre

Benedict's Egg

martedì 15 ottobre 2013

Cake Pops




Ci sono delle ricette che ti rimangono impresse nella mente e come moschine svolazzano di qua e di là e vanno via solo se le realizzi.
Veramente nella mia testa c’è un moscaio ronzante e rumoroso, e mentre ne scaccio una ne arrivano tre.
Vanno via quando ti arriva la giusta ispirazione, quando si presenta quell’occasione che vedi come il momento giusto, quando si accende proprio quella lampadina.
Ce n’è una in particolare che resiste dagli albori del mio blog…….anzi dei nostri blog,visto che lei, l'autrice,è "nata" insieme a me.
E ora con il contest Bimbi a Tavola! Le ricette più gradite ai bambini, ho pensato subito di lasciarmi ispirare e utilizzarla con la golosissima crema di nocciole.
Si può usare qualsiasi tipo di torta, anche avanzata da qualche giorno, ma io ho preferito preparare un pan di spagna semplicissimo, per esaltare e sentire il sapore della Nocciolata.
Sono stati un successo; il mio piccolino, attratto dai colori dei confettini e dalle forme rotonde non mi ha perso un attimo di vista. Mi ha seguito durante tutta la preparazione, invadendo il tavolo con i suoi giochi e si estasiava quando con quel suo ditino toccava la pallina e vedeva il cioccolato solidificarsi, poi lo guardava e "incredibilmente"non era sporco.
Divorate in un attimo da lui, dai fratelli più grandi e dal fratello-bambino-papà!


Ingredienti
Per il pan di spagna
80 g di farina
80 g di zucchero
2 uova grandi
1 pizzico di sale
Poi
1 vasetto di Nocciolata Rigoni d’Asiago da 270 g
200 g di cioccolato fondente da copertura
diavoletti, confettini, letterine e codette
di varie forme e colori
stecchini di legno





Preparazione
Per il pan di spagna: montare i tuorli con lo zucchero, fino ad ottenere un composto chiaro e spumoso, poi, con un cucchiaio, incorporare lentamente la farina setacciata. In una ciotola a parte montare a neve ferma gli albumi con un pizzico di sale e aggiungerli all'impasto, amalgamando con un movimento dal basso verso l'alto. Trasferire in una tortiera precedentemente imburrata e infarinata, livellare e cuocere in forno preriscaldato a 170° per 20 minuti. Una volta cotto, sformarlo e aspettare che raffreddi completamente; meglio ancora prepararlo il giorno prima in modo che risulti più asciutto.
A questo punto ridurlo in pezzi e poi sbriciolarlo in una ciotola; per rendere più agevole quest' operazione si può usare anche il robot da cucina. Trasferire il pan di spagna sbriciolato in una teglia larga,  aggiungere la nocciolata leggermente riscaldata a bagnomaria o nel forno a microonde, distribuendola uniformemente con un movimento ripetuto avanti e dietro, amalgamare alle briciole prima con due cucchiai e poi con le mani fino ad ottenere un impasto omogeneo.
Formare delle palline rotolandole tra i palmi delle mani e adagiarle su un vassoio; far raffreddare un paio di ore in frigo o un ora in freezer.
Nel frattempo sciogliere a bagnomaria il cioccolato tenere in caldo.


Prendere le palline, infilzarle man mano sugli stecchini di legno, bagnare nel cioccolato, dare un piccolo colpetto sul bordo del tegame per eliminare l’eccesso e decorare a proprio piacimento. Infilzarle su una base di polistirolo o di oasis e aspettare che asciughino completamente.


Note personali:
-Ideali per le feste dei bambini, eventualmente incartate in bustine di acetato, da portare a scuola.
-Per ottenere delle sagome diverse dalla pallina è sufficiente usare delle formine per biscotti, appoggiate su carta da forno, riempire con l'impasto di torta e nocciolata, premere, sformare e procedere poi come per la pallina.

Con questa ricetta partecipo al contest di Rigoni di Asiago: Bimbi a tavola! Le ricette più gradite ai bambini




venerdì 4 ottobre 2013

Insalata di amaranto e melagrana


Quando ho letto da Virginia della nuova raccolta per Progetto Mondo Mlal ne sono stata felicissima, visto che la precedente, Buono come il pane, mi ha molto coinvolta, regalandomi dei risultati inaspettati: ancora oggi a distanza quasi di un anno ho ancora degli eventi in programma per continuare con la vendita del libro.
E ora ci viene offerta una nuova possibilità, quella di continuare su questa strada per dare il nostro piccolo o grande contributo.
Come tanti chicchi che vengono sparsi dalla mano robusta e tenace del contadino sul terreno pronto per la semina, per dar vita a tantissimi nuovi chicchi, così anche noi siamo chiamati a far germogliare quei chicchi che custodiamo dentro, per rendere sempre più rigoglioso il terreno della solidarietà.
Leggendo il nome della raccolta, Un chicco tira l’altro, ho subito pensato, come un’associazione di idea alla melagrana, che con i suoi chicchi così lucidi e colorati, ha sempre esercitato un fascino su di me. In una frazione di secondo il mio pensiero dalla melagrana si è spostato all’amaranto: evidentemente per il colore rosso vivo dei suoi fiori, evidentemente perché serbavo da tanto l’idea di realizzare una ricetta con questi due elementi.
L’amaranto, come la quinoa e il grano saraceno, viene definita uno pseudocereale, perché non appartiene alla famiglia dei cereali, ma viene usato come tale.


Oggi dal gruppo Fb Io non mangio da solo:
“L’amaranto é considerato pianta sacra, ha origini etimologiche dal greco amarantos che significa "che non appassisce".
Da qui il significato attribuito dai Greci di pianta dell'amicizia, della stima reciproca ed espressione di tutti i sentimenti veri immutabili nel tempo, poiché eterni e unici.
Nella mitologia greca si narra che le Dee amassero essere festeggiate con ghirlande di amaranto; quindi l'amaranto era utilizzato per ottenere protezione e benevolenza.
I romani attribuivano all'amaranto il potere di tenere lontana l'invidia e la sventura.
Nel periodo 1600 - 1800 veniva utilizzato come ornamento ai vestiti, perché si riteneva che donasse benessere fisico.
Vista la completa assenza di glutine e l’abbondanza di fibre, l’amaranto è un alimento altamente digeribile, questo il motivo per cui viene introdotto nelle diete di persone con problemi intestinali e nello svezzamento dei bambini; molto spesso l’amaranto viene usato come alimento base nella preparazione di pappe per bambini ed anziani”



L’amaranto dopo cotto ha una consistenza molto cremosa, per cui di solito lo utilizzo per sformati, polpette o minestre. Ma stavolta ho voluto andare oltre e tentare per un’insalata, con la pretesa di riuscire a sgranarlo. E lo scopo sembra essere riuscito: mi è bastato raffreddarlo sotto acqua corrente ed ecco che dalla cremina sono emersi dei chicchi tondi e lucidi.

Ingredienti
150 g di amaranto
1 cucchiaino di curcuma
2 grossi finocchi
2 melagrane
rucola
buccia di 1 limone
pepe nero
sale
olio extra vergine d’oliva


Preparazione
Cuocere l’amaranto con la curcuma secondo le indicazioni riportate sulla confezione; lasciarlo a fuoco spento e coperto per una decina di minuti in modo che assorba tutto il liquido di cottura e si ammorbidisca, raffreddarlo poi sotto acqua corrente in un colino a maglie strette e trasferirlo in una ciotola.
Quest’operazione non compromette il colore dato dalla curcuma poiché già sarà stata assorbita dai chicchi durante la cottura.
Sgranare le melagrane; metà dei chicchi aggiungerli all’amaranto, l’altra frullarli e  poi trasferirli in un colino; con il dorso di un cucchiaio ricavarne il succo, premendo bene.
Al succo aggiungere l’olio, il sale, il pepe e la buccia di limone grattugiata ed emulsionare con una forchetta.
Mondare e pulire i finocchi e tagliarli a dadini di 1 cm; lavare la rucola e spezzettarla grossolanamente. Aggiungere entrambi nella ciotola con l’amaranto e condire con l’emulsione preparata in precedenza.
Dividere in quattro piatti individuali e servire.



Note personali:
-Questa insalata è ideale anche tiepida; basta farla saltare velocemente in una padella antiaderente, poi condirla con l’emulsione e servirla.

-Può diventare un piatto unico aggiungendo della frutta secca, magari anacardi tostati o dei semi di zucca o girasole



Con questa ricetta partecipo alla raccolta per Progetto Mondo Mlal




sabato 28 settembre 2013

Pizzeche e Pricchiacca


  Raviole del plin alla portulaca e patate con fondo bruno di pollastro ruspante

Rientro nell’MTC con una ricetta che mi ha colpito dritto al cuore, le Raviole del plin,proposte da Elisa, vincitrice dell’edizione di giugno, perché come lei, anche per me i ravioli sono sempre stati uno dei miei piatti preferiti, sia che si tratti di mangiarli sia di prepararli; impastare mi rilassa, tirare la sfoglia mi gratifica, immaginare di fare un ripieno mi fa addentrare nei vicoli variopinti della mia fantasia.
Ho cercato di adeguarli alle tipicità della mia terra, ma non riuscivo ad attivare i miei neuroni per trovare il ripieno e il condimento adatto perché quello che più mi aveva colpito del post di Elisa non era l’opulenza di queste raviole, ma bensì la semplicità: “un tempo gli agnolotti erano fatti di cose povere”.
Allora ho subito pensato a un’erba spontanea, onnipresente in tutti i campi , che ahimè i contadini la consideravano infestante: la portulaca. Le ho voluto ridare la sua dignità, il posto che non è mai riuscita a conquistarsi, perché sempre bistrattata. E visto che nella sua umiltà è un’erba da mille virtù, con foglie carnose e succose, l’ho voluta accompagnare semplicemente alla patata per ottenere l’ effetto legante e con del formaggio conciato, un pecorino tipico del Casertano,che ancora oggi si fa in molte famiglie di tradizione contadina; dopo avergli dato una forma viene, appunto, conciato, ricoprendolo di olio, aceto, piperna e peperoncino, poi viene conservato in anfore di terracotta e conservato anche fino a due anni, acquisendo degli aromi molto intensi.
E il condimento? Anche qui la semplicità! A casa sia ravioli che tortellini si sono sempre fatti cuocere nel brodo, un buon brodo fatto con testa, collo, zampe, punte di ali di un buon pollastro ruspante( mentre gli altri pezzi si conservavano in frigo per la domenica, magari da cuocere nella stufa a legna o il forno del pane).
Nella ricetta di Elisa visto che è consentito il sugo d’arrosto allora ho cercato di trovare  una via di mezzo tra il suo condimento e il mio,  e allora ho pensato a un  fondo bruno di pollastro ruspante; il risultato davvero sorprendente perché pur usando delle semplici ossa,  ho ottenuto un sapore intenso e vellutato alla pari di un sugo d’arrosto, dovuto alla tostatura delle ossa nel forno e all’aggiunta di quel goccio di vino. Si raccomanda di non usare salse di pomodoro, per non contrastare con il ripieno, allora nel mio fondo bruno volutamente ho aggiunto un solo cucchiaino di passata di pomodoro, che non guasta con l’armonia del piatto e da le giuste sfumature a questa salsa.
Per quanto riguarda la forma, anche qui ho avuto una visione molto integrale; visto che plin significa pizzicotto, ho voluto chiudere le raviole  solo con questo: che male c’è? Spero di incontrare il favore delle tre giudichesse!
Quando ho raccontato di tutte queste mie idee a Pasquale celere ed entusiasta è stata la sua approvazione, poi dopo un po’ di pensieri silenziosi e talvolta sonori è scoppiato a ridere. La ricetta in sé gli è piaciuta subito, ma è stata l’erba ad avere un effetto esilarante su di lui. E ora vi svelo il motivo: da noi si chiama “pricchiacca” che rimanda a un membro del corpo femminile(…….non aggiungo altro) per cui pensare a quest'erba infestante e simbolica che potesse avere un uso così nobile gli sembrava una cosa inverosimile o addirittura uno scherzo. Ma per fortuna le novità che ci riserva il mondo culinario stanno sempre dietro l'angolo.
Pasquale è il mio compagno di viaggio dell’MTC, ormai ci conosce così questa grande famiglia: io con le mani in pasta ad eseguire delle idee messe giù insieme e lui a fotografare ogni passaggio minuziosamente e a decidere quale foto scegliere. 
Il risultato sono sempre dei piatti e dei post che ci gratificano e ci regalano esperienze sempre nuove, all'insegna dell'amicizia e della condivisione di una passione che ci unisce dietro i fornelli.
Ed ora dopo qualche mese di latitanza rieccoci!!!


Ingredienti per la pasta
200 g di farina di grano tenero 0
1 uovo intero grande
2 tuorli di uova grandi
Mettere la farina a fontana su un ripiano di legno e aggiungere le uova. Battere inizialmente con una forchetta incorporando parte della farina e poi continuare con le dita. Impastare con i palmi delle mani per una decina di minuti, allungando la pasta senza strapparla, fino ad ottenere un composto liscio e compatto. Formare un panetto, coprire e lasciar riposare per una mezz’oretta.
Riprendere la pasta e stenderla molto sottile.


Ripieno
400 g di potulaca
500 g di patate
100 g di pecorino conciato
1 pizzico di pepe
Aglio
Olio
Lavare la portulaca e trasferirla in un tegame con olio e aglio schiacciato. Lasciar rosolare a fuoco dolce per 5 minuti, poi sminuzzarla con delle forbici da cucina.
Cuocere le patate con la buccia in acqua salata, scolarle sbucciarle e ancora calde passarle allo schiacciapatate. Aggiungere la portulaca, il pecorino grattugiato e il pepe. Amalgamare il composto con una forchetta.


Fondo bruno
Testa, collo, zampe, punte di ali
e ossa del busto di pollo ruspante
2 carote
2 coste di sedano
 1 cipolla
1 cucchiaino di passata di pomodoro
Erbe aromatiche ( rosmarino, salvia, prezzemolo)
½ bicchiere di vino rosso
Olio
Sale
5 litri di acqua
In una padella che vada bene anche in forno, rosolare su fiamma vivace i pezzi di pollo, trasferirli in forno preriscaldato alla massima temperatura e continuare a rosolare per trenta minuti.
In un tegame mettere l’olio, le erbe aromatiche e le verdure tagliate a dadini; rosolare girando continuamente con un cucchiaio di legno. Aggiungere i pezzi di pollo scolati dal grasso rilasciato sul fondo e il vino, facendolo sfumare completamente.
A questo punto aggiungere la passata di pomodoro e l’acqua. Portare a ebollizione e far cuocere per tre ore. Filtrare e mettere da parte.


Componiamo le raviole
Sulla pasta stesa molto sottile adagiare dei mucchietti di ripieno, piegare la pasta, con i mignoli fare una leggera pressione tra un mucchietto e l'altro per permettere la fuoriuscita dell'aria, chiudere in lunghezza con una rotella dentellata e poi fare un pizzicotto per ottenere le raviole. Adagiare man mano su un telo pulito e infarinato.
Cuocere le raviole in abbondante acqua salata, scolarle e condirle con il fondo bruno.
Niente formaggio.  

      
Note personali:
Il fondo bruno di solito lo preparo il giorno prima; dopo averlo raffreddato immergendo la pentola varie volte in acqua ghiacciata, lo conservo in frigo in modo che il grasso, ormai emerso tutto in superficie,si solidifichi in da  poterlo poi eliminare facilmente con un cucchiaio.

Con questa ricetta partecipiamo all'MTC di settembre

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venerdì 13 settembre 2013

Torretta di triglie e patate ai semi di anice, con bruschetta alla crema di pomodori secchi e cacioricotta e melanzane rosse in agrodolce


Sembra la carica dei 101 questo concorso di IoChef!
In piena estate, quando molti decidono di darsi una pausa con il web, con la blogosfera e con il computer, arriva la proposta di questo concorso da parte di Teresa, che in un paio di giorni già segna il “tutto esaurito”. Una corsa per prenotarsi e ricevere quelle delizie lucane; per molti sconosciute, per altri solo sentite, ma per tutti è stato piacere puro aprire quel pacco e scoprire quella varietà di colori, quegli odori e quei sapori così forti e caratteristici.


Tutto questo per preparare una ricetta in cui il protagonista è il pesce del nostro mediterraneo, varietà a volte bistrattate o sottovalutate, ora abbiamo avuto la possibilità di renderle protagoniste assolute e indiscusse dei nostri piatti.
"La pesca sostenibile" il tema del 27°Congresso Nazionale della FIC che si terrà dal 7 al 10 ottobre prossimo nel Metaponto, in cui interverranno le stelle della nostra cucina. E anche stavolta, fenomeno in crescita negli ultimi tempi, coinvolti i blogger. Dodici di questi cento, ospitati in questi luoghi incantevoli, con le loro creazioni testate, assaggiate e valutate dagli chef.
Desiderio di ognuno di noi di esserci, perché per noi blogger la gioia più grande è esserci, ma anche incontrarci, guardare negli occhi quelle persone con cui hai scambiato opinioni, letto i post, commentato, condiviso ma mai incontrato di persona.



Ingredienti per 4

Per la torretta di triglie e patate
600 g di triglie
300 g di patate
1 cucchiaio di semi di anice
Rosmarino
Pepe nero  in grani
Peperoncino
Buccia di limone
Salvia
Aglio
Sale
100 g di fagioli di Sarconi Igp cotti
40 g di cipolla rossa
Olio


Cuocere le patate in acqua salata, scolarle, raffreddarle in acqua corrente, sbucciarle e tagliarle a dadini.
Mettere in un tegame basso e largo tutti gli odori, salare, aggiungere l’acqua e far bollire per 10 minuti.
Eviscerare le triglie, squamarle, sciacquarle e calarle delicatamente nel brodo di odori; far cuocere per due minuti poi girarle delicatamente e continuare per altri due minuti. Scolare con un mestolo forato e passare subito in una ciotola con acqua ghiacciata. Prelevarle e pulirle togliendo con attenzione tutte le spine, la lisca centrale e la pelle, trasferendole man mano nella ciotola delle patate.


Condire tutto con un generoso giro di olio e i semi di anice. Amalgamare schiacciando leggermente le patate.
Con un  ring di 8 cm di diametro formare quattro torrette in altrettanti piatti individuali.
Condire i fagioli precedentemente cotti e scolati con la cipolla tagliata a bruneoise , un pizzico di sale e un filo di olio e distribuire sopra le quattro torrette.


Per la rossa in agrodolce
4 melanzane rossa di Rotonda Dop
1 cucchiaio di muscovado
1 cucchiaino di miele di sulla
1 tazzina di aceto di mele
1 cucchiaio di Ficotto di Pisticci
Sale
Olio
In una ciotola preparare una salamoia con 500 ml di acqua e 2 cucchiai colmi di sale. Tagliare le melanzane a dadini della grandezza di ½ cm, trasferire nella salamoia e lasciar spurgare per 1 ora. Trascorso questo tempo, scolarle e tamponarle delicatamente su un telo pulito. In un tegame mettere l’olio, aggiungere le melanzane e saltare per 5 minuti. Aggiungere lo zucchero, il miele e infine l’aceto. Quando svanisce l’odore pungente dell’aceto e questo evapora, spegnere e coprire il tegame.


Per la bruschetta
4 fette di pane di Matera
8 falde di Pomodori secchi
120 g di Cacioricotta
1 cucchiaino di origano
4 cucchiai di olio  
Intiepidire 100 ml di acqua e mettere ad ammollare i pomodori secchi per trenta minuti. Scolare, tamponare e trasferire su un tagliere; aggiungere il cacioricotta e triturare tutto con la mezzaluna. Trasferire in un boccalealto e stretto, aggiungere l’olio e l’origano e con un cutter ottenere una crema.
Bruschettare il pane in un tostapane, attendere che raffreddi e spalmarci sopra la crema precedentemente preparata.

Assemblaggio
Nei piatti individuali, accanto ad ogni  torretta, adagiare una bruschetta alla crema di pomodoro e cacioricotta e un quarto delle melanzane in agrodolce. Completare con un goccio di ficotto sulle melenzane e un filo di olio sulla torretta di triglie.


Con questa ricetta partecipo al concorso IoChef ideato dalla FIC e proposto da Teresa De Masi del blog Scatti Golosi



lunedì 2 settembre 2013

CIAMBELLA RIPIENA DI FICHI



A volte in testa ti frullano dei pensieri continui che vanno via solo se li realizzi.
Stavolta era il caso di una ciambella fatta una sola volta, poi per questioni di dieta il proposito di non pensarci più, dimenticata per qualche anno, ma intanto quel pensiero faceva breccia e mi occupava la mente, così due anni fa mi sono decisa a scrivere agli autori della ricetta, Terry e Tony Sarcina della scuola di cucina Altopalato.
Riporto integralmente il testo della mia mail:

“Da ragazza ero assidua lettrice di Famiglia Cristiana e la rubrica che
leggevo per prima era la vostra. Lì scoprii una meravigliosa ricetta che
purtroppo ho perso e che mi piacerebbe rifare ,ma non ricordo più le dosi.
Era un dolce di fichi freschi e nocciole la cui pasta veniva arrotolata e gli si
dava la forma di una ciambella.
Vi sarei molto grata se potreste farmi riavere la ricetta.
Antonietta

La risposta:

“Ne abbiamo pubblicate diverse.
Le mando quella che, a mio avviso, rispecchia la sua richiesta.
Cordiali saluti.
Toni Sàrcina” 
Io la ricordavo diversa: più burrosa, più dolce e solo nocciole e fichi.
Ho fatto ovviamente le mie piccole modifiche, che metto tra parentesi, però riporto integralmente il testo della ricetta del maestro:



Ingredienti

450 g di farina

100 g di zucchero (io 130)
300 g di fichi freschi
100 g di burro (io 130)
1 uovo
1 pizzico di sale
50 g di uvetta (io omessa)
50 g di mandorle  (io omesse)
50 g di nocciole sgusciate (io 140)
40 g di gherigli di noci (io omesse)
1 bustina di lievito
1 dl di latte (io 0.7 dl)
la buccia grattugiata di 1 limone non trattato
3 cucchiai di rum
Per la finitura 1 uovo



Imburrare e infarinare leggermente la placca da forno; fare ammorbidire l'uvetta in una ciotola con il rum; sbucciare i fichi e tagliarli a fette sottili; tritare i gherigli di noci.
Far scottare le mandorle per un attimo in acqua in ebollizione; scolarle, privarle della buccia e tritarle finemente; far tostare leggermente le nocciole in forno preriscaldato a 180°C; toglierle dal forno, privarle della pellicina che le ricopre strofinandole in un canovaccio pulitissimo e tritarle.
Mettere in una ciotola i fichi, le noci, le mandorle, le nocciole e l'uvetta, scolata e strizzata, mescolare gli ingredienti e tenerli da parte; far fondere il burro a bagnomaria.
Setacciare la farina con il lievito, aggiungere lo zucchero e il sale.
Versare il burro fuso in una terrina capiente, unire il latte, l'uovo e la buccia di limone grattugiata; mescolare con un cucchiaio di legno, incorporare, poco alla volta, il composto di farina e lavorare l'impasto fino a quando gli ingredienti saranno bene amalgamati e adagiarlo sopra un telo pulitissimo e leggermente infarinato.
Con il matterello, stenderlo in un rettangolo di circa 3 mm di spessore, versarvi sopra il composto di fichi e frutta secca, distribuendolo in uno strato uniforme e lasciando liberi 2 cm di bordo della pasta.
Arrotolare il dolce su se stesso servendosi del telo, chiuderlo a ciambella sigillandolo molto bene ai bordi per evitare che, durante la cottura, ne possa uscire il ripieno; adagiare il dolce sulla placca preparata e spennellarlo con l'uovo per la finitura, leggermente battuto con una forchetta.
Porre la placca in forno preriscaldato a 180°C e far cuocere la ciambella per 40-50 minuti circa; togliere la ciambella dal forno, staccarla dalla placca e farla raffreddare completamente; servirla tagliata a fette.




Note personali:
Nel momento in cui gli si deve dare la forma di ciambella, tende a logorarsi, per cui, per ottenere una ciambella perfetta, ho raddoppiato le dosi, ho diviso a metà l’impasto e ho formato due cilindri che ho unito poi nello stampo.
Si può preparare anche come una crostata, ottenendo due sfoglie, una messa alla base e l’altra che ricopre interamente il ripieno.In questo caso i tempi di cottura scendono a 30 minuti.




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