domenica 24 novembre 2013

Pane di farro semintegrale alle caldarroste con lievito madre



Se qualcuno mi chiedesse quale sia il ricordo a me più caro legato alla castagna, risponderei subito: le caldarroste della nonna.
Nessuna preparazione elaborata, nessuna ricetta da seguire, eppure le caldarroste come le preparava lei non le ho mangiate mai più!
Sapevano di buono, erano confortanti, ritrovavo quel calore che fredde e umide giornate invernali mi portavano via.
La nonna aveva uno di quei camini antichi, molto alto, con due massi di pietra ai lati per sedersi; io ci entravo tutta intera, spinta dalla curiosità di scoprire  cosa borbottava o sfrigolasse li dentro. Ma in breve la curiosità si trasformava in timore perché alzando lo sguardo scorgevo un tetro e misterioso “cielo” sopra di me, da dove potevano calarsi misteriose creature che mai avrei voluto incontrare.
E allora retrocedevo e mi avviavo verso la nonna che era seduta sempre vicino al camino, su una sedia di paglia, per tuffarmi in quelle braccia accoglienti e robuste che subito mi si avvinghiavano intorno e mi facevano sentire protetta e sicura. In altri momenti, quando venivo sedotta da Morfeo ( che lei chiamava Paolillo, e non ho mai capito la ragione), tra le sicure braccia, appoggiavo il viso su quei grossi seni, come su un morbido cuscino che profumava di lavanda, l’annusavo e sprofondavo in un dolce e lungo sonno.
Ritornando alle caldarroste, al grande camino e alla nonna,  lei, come tutte le nonne, era dotata di particolari poteri, che trasformavano qualsiasi cibo in pietanze prelibate e succulente; le cose preparate da lei avevano un sapore in cui mi ci ritrovavo, rispecchiava i miei gusti e i miei desideri di appagamento. Quando entravo mi precipitavo per guardare cosa ci fosse ed era una gran festa per le mie papille gustative!!! Lei era solita prepararle prima le cose; la frittata con le patate, le frittelle ai fiori di zucca o con i cavolfiori, i friarielli, i fagioli e la zuppa di castagne con alloro e pepe cotti entrambi sotto il grosso camino, gli spaghetti da riscaldare poi nel tegame di rame per fare la crosticina dorata; ma le caldarroste lei le preparava solo al momento di servirle.


Il pane poi era un vero e proprio rito; la preparazione del criscito  la sera, l’impasto e la formatura la mattina presto e la cottura nella tarda mattinata, nell’antico forno di pietra,  in cui ci andavano anche pane di mais, pizze, patate, peperoni, migliaccio a carnevale e pastiere dolci e salate a Pasqua. Nonostante tutto questo ben di Dio, l’odore che aveva il sopravvento era sempre quello del pane; si diffondeva nell’immenso cortile, si intrufolava nelle camere al piano di sopra, serpeggiava nel silenzioso e mesto vicolo. Nel frattempo che prendevano forma queste alchimie, nonna provvedeva a sistemare il Lievito Madre in un angolo della  madia, dopo averla raschiata per bene, sistemava il grosso setaccio al riparo dell’umido e della polvere e tirava fuori i migliori canovacci di tela grezza ricamati da lei a punto croce, per avvolgerci il pane da regalare.
Nonna ha deciso di andare via quando già ero adulta e presa dagli affanni e dagli impegni tipici di una giovane mamma, non mi ero resa conto quanto mi fosse costata la separazione da lei.
Con il passare degli anni sono iniziati ad affiorare dolci e nostalgici ricordi, rendendomi conto quanto la sua vita animasse il mio presente, quanto i suoi valori hanno contribuito a formare i miei, quanto i suoi insegnamenti si sono impressi nella mia vita, formando la mia personalità,
Se lei non avesse panificato con il Lievito Madre, io non l’avrei fatto; se lei non avesse baciato il pane quando lo raccoglieva da terra, io non avrei avuto la stessa riverenza per questo;  se lei non avesse benedetto il pane dopo averlo infornato, io non avrei avuto consapevolezza della sua sacralità.


Pane di farro semintegrale alle caldarroste con lievito madre

Dalla dispensa ...

500 g di farina di farro tipo 0

250 g di farina di farro integrale
250 g di lievito madre di farro
480 ml di acqua
300 g di castagne
1 cucchiaino di sale integrale
1/2 cucchiaino di pepe rosa
2 foglie di alloro
1 cucchiaino di miele di castagno
1 cucchiaio di olio evo


... alla madia 
Vi chiederete magari di quel lievito madre di farro. Niente paura, dal frumento al farro il passo è breve, visto che di stessa famiglia si tratta; l'importante è possedere un bel lievito madre in salute e maturo e rinfrescarlo per un paio di volte con la farina di farro.
Partiamo da 40 g di lievito madre di frumento e rinfreschiamo con 40 g farina di farro e 20 g di acqua.
Otterremo 100 g di  lievito madre; rinfreschiamo di nuovo come prima, aggiungendo però 100 g di farina di farro e 50 g di acqua e avremo così i nostri 250 g di lievito madre utili per cominciare con la ricetta.
Mettere in una ciotola le due farine e fare una fontana al centro; aggiungere il lievito madre sciolto precedentemente con le fruste elettriche con 150 ml di acqua tolta dal totale e il miele, aggiungere poi il resto dell'acqua, le foglie di alloro tritate finemente, il pepe rosa sminuzzato tra le dita, il cucchiaio di olio e infine il sale, facendo attenzione a metterlo sui bordi, solo sulla farina.
Impastare cominciando dal centro, magari con una forchetta, incorporando la farina un po' alla volta, poi quando si rassoda iniziare a impastare con le mani trasferendo la massa su un piano da lavoro;  continuare a impastare per breve fino a quando diventa omogeneo.
A questo punto trasferirlo su un piano da lavoro, e iniziarlo a impastare con la tecnica dello Slap and Folding, tradotto letteralmente schiaffo e piega. Consiste nel battere l'impasto sul ripiano e piegarlo, ripetendo più volte anche fino a 10 minuti e comunque fino a che non risulti elastico e liscio.
Lasciarlo puntare per 40 minuti, coprendolo con una grande ciotola, perché non asciughi.
Nel frattempo preparare le caldarroste. Dopo averle messe a bagno in acqua per 10 minuti, scolarle e incidere solo la buccia esterna con un taglio di un paio di cm. Trasferirle nella padella con i buchi e arrostirle per 15 minuti sui carboni. In alternativa è possibile arrostirle sulla fiamma del fornello per 7/8 minuti scuotendo la padella ogni 30 secondi e continuare poi nel forno preriscaldato a 230°, possibilmente con modalità grill, per altri 15 minuti.
Sbucciarle ancora calde, tritarle grossolanamente e aspettare che raffreddino, poi tritarle più finemente.
A questo punto, ritornando all'impasto del pane, appiattirlo dandogli una forma rettangolare, distribuirci sopra le caldarroste tritate e procedere alle pieghe: piegare, sovrapponendoli, prima i due lati più lunghi, poi ripetere la stessa operazione con gli altri due lati. Capovolgere la massa di pasta e sistemarla in una ciotola di ceramica o di vetro dove è stato messo prima un telo da cucina e poi un foglio di carta da forno: fare attenzione che le pieghe vadano sotto. Coprire con i lembi del telo e poi sigillare la ciotola con pellicola da cucina. Sistemare in frigo e lasciar lievitare per 20 ore.
Trascorso questo tempo, togliere la ciotola dal frigo e far lievitare ancora: con temperature esterne fredde, occorrono dalle quattro alle sei ore, mentre d'estate dalle due alle tre ore.
Comunque fare la prova dito: con il polpastrello premere l'impasto, se viene su lentamente è pronto per essere infornato.
Accendere il forno e portarlo a 230°, mettere una teglia con acqua sul fondo e quando la spia del calore si spegne, infornare. Tenendo un lembo del telo in mano, tenderlo e contemporaneamente sfilarlo dalla ciotola e appoggiarlo su un lato della placca da forno, poi ripetere la stessa operazione con la carta da forno. Con una mano tendere questa, spostando il pane al centro della placca e con l'altra sfilare il telo.
Incidere il pane con un taglio a croce, leggero e deciso e infornare.Lasciar cuocere 15 minuti, poi abbassare a 200° e togliere la teglia e lasciar cuocere altri 30 minuti. Trascorso questo tempo fare la prova cottura: colpire con la mano chiusa a pugno il fondo del pane: se "suona" di vuoto, è cotto.
Spegnere, appoggiarlo verticalmente a una parete del forno, lasciar leggermente aperto il forno e farlo riposare così per altri 15 minuti.
Tolto dal forno, far raffreddare avvolto in un telo.


E per chi non possedesse il lievito madre?
Ecco la versione con lievito di birra. Resta tutto invariato, cambiano solo  le dosi delle farine e dell'acqua e i tempi di lievitazione fuori il frigo
Allora faremo così utilizzando
600 g di farina di farro tipo 0
330 g di farina di farro integrale
550 ml di acqua
un panetto di lievito di birra
Il procedimento e la lievitazione in frigo uguale al precedente, poi la lievitazione fuori il frigo è più veloce: d' inverno occorrono dalle due alle tre ore, d'estate una o due ore.
Anche la cottura seguiremo il procedimento del pane a lievitazione naturale.





In giro avevo letto di questa Signorina Pici e Castagne, diventata poi signora, ma sinceramente non avevo ancora avuto il piacere conoscerla. Poi mi ci voleva questo MTC di novembre per fare questo passo. Ed è stato un mondo meraviglioso quando sono approdata al suo blog; mi sembra di aver respirato quell'aria di Toscana che già avevo conosciuto dai miei viaggi negli anni scorsi. Il tema della sfida mi aveva lasciata un po' perplessa, ma poi rinfrescando il mio Lievito Madre, ho pensato di omaggiare la signorina/signora con un pane, che penso, come tutte le toscane, gradisca.
E allora, con questa ricetta, emozionata e felice, partecipo all'MTC di novembre


venerdì 8 novembre 2013

Feijoa Jam


Keating -Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse. E il mondo appare diverso da quassù. Non vi ho convinti? Venite a vedere voi stessi. Coraggio! È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un'altra prospettiva. Anche se può sembrarvi sciocco o assurdo, ci dovete provare. Ecco, quando leggete, non considerate soltanto l'autore. Considerate quello che voi pensate. Figlioli, dovete combattere per trovare la vostra voce. Più tardi cominciate a farlo, più grosso è il rischio di non trovarla affatto. Thoreau dice "molti uomini hanno vita di quieta disperazione", non vi rassegnate a questo. Ribellatevi! Non affogatevi nella pigrizia mentale, guardatevi attorno... Osate cambiare, cercate nuove strade. Allora, in aggiunta agli esercizi, vorrei che componeste una poesia. Tutta vostra, lavoro originale. Si, una poesia. E dovrete leggerla ad alta voce di fronte alla classe. Martedì. Bonne chance.


Avrete notato che ognuno di voi si muove con la sua particolare andatura. Per esempio Pitts, se la prende comoda, tanto prima o poi arriverà. Invece Cameron sta pensando "Andrà bene? Forse si, ma certo. O forse no, chi lo sa?" E il nostro Overstreet è mosso da profonda passione... Lo sappiamo tutti, non è vero? Ma non li ho fatti marciare per deriderli, li ho fatti marciare per illustrare la questione del conformismo, la difficoltà di mantenere le proprie convinzioni di fronte agli altri. Alcuni di voi hanno l'aria di pensare: "Ah, io avrei marciato diversamente!". Allora chiedetevi: perché battevate le mani? Ci teniamo tutti ad essere accettati, ma dovete credere che i vostri pensieri siano unici e vostri, anche se ad altri sembrano strani e impopolari, anche se il gregge può dire "Non è beeeeene". Come ha detto Frost, "due strade trovai nel bosco e io, io scelsi quella meno battuta. Ed è per questo che sono diverso." Voglio che troviate la vostra camminata adesso, il vostro modo di correre e passeggiare, in ogni direzione, comunque vogliate, che sia fiero o che sia sciocco, sta a voi. Giovanotti, il cortile è vostro. Non dovete dare spettacolo, lo fate per voi stessi. Beh, Dalton, non partecipa?

Charlie: Esercito il diritto di non camminare.

Keating: Grazie mille Dalton. Ha afferrato l'idea al volo. Andate pure controcorrente.
Neil: E tu, che hai intenzione di fare? Charlie?

Charlie: Ti ripeto, Neil, che mi chiamo Nuwanda.
Nolan: Mi sono giunte voci, John, di alcuni metodi non ortodossi di insegnamento nella sua classe, non voglio dire che abbiano qualcosa a che fare con Dalton e la sua bravata, ma non credo di doverle rammentare che a quell'età i ragazzi sono molto impressionabili.

Keating: Beh, la sua ramanzina penso che li abbia impressionati.

Nolan: Che stava succedendo in cortile l'altro giorno?

Keating: In cortile?

Nolan: Si, li ho visti marciare, battere le mani...

Keating: Oh, già... Stavo cercando di provare una cosa: i rischi del conformismo.

Nolan: Beh John, lei sa che qui esiste già un programma e funziona. Se lei lo mette in discussione, gli studenti faranno altrettanto.

Keating: Ho sempre creduto di dovergli insegnare a ragionare da soli...

da L'Attimo Fuggente, 1989


Ingredienti
1 kg di frutti di feijoa
500 g di zucchero di canna
la buccia di 1 limone
2 mele annurche
5 grani di pepe nero


Preparazione

Lavare la frutta e senza sbucciarla tagliarla a dadini di 1 cm. Trasferirla in una pentola e aggiungere lo zucchero di canna. Lavare il limone e tagliare la buccia sottilmente evitando la parte bianca e aggiungere anche questa al composto di frutta e zucchero; aggiungere infine i grani di pepe nero. Amalgamare bene e procedere con la cottura calcolando 40 minuti dall'inizio del bollore, a fiamma dolce. Trascorso questo tempo, passare al passaverdure, poi trasferire, ancora caldo, in vasi di vetro precedentemente puliti, tappare e passare in un'altra pentola piena di acqua riscaldata leggermente in precedenza.. Sterilizzare per 30 minuti. Spegnere e lasciar raffreddare senza togliere dall'acqua.



-Note personali

-la frutta non va mai sbucciata, perché nella buccia è contenuta maggior pectina, un'addensante naturale.
-Per lo stesso motivo ho aggiunto 2 mele, perché ricche di pectina.
-Invasare ancora caldo, tappare e far raffreddare capovolto può bastare per conservare le marmellate. Ma per una sicurezza maggiore preferisco sempre sterilizzare con la bollitura.
-Il passaggio in acqua precedentemente riscaldata evita lo shock termico che rischierebbe di far rompere i vasi di vetro caldi a contatto con l'acqua fredda.



Con questa ricetta, che mi ha fatto guardare da un'altra prospettiva,facendomi uscire dal conformismo, partecipo al contest di Vaty



sabato 2 novembre 2013

Polpettine di miglio



Per rimettersi in pace con se stessi non c’è nulla di meglio che intraprendere un viaggio che ci riporti all’essenziale.
Alla terra
All’hummus
Alle origini
E allora scegli, scarti quello che ti intralcia, come in una giungla sposti tutti quei rami, quelle giganti foglie, per aprirti la strada e procedere.
Non vedi la meta, ma ti apri la strada.
Una malattia, un sopruso, un dolore, una delusione ti fanno fermare, ti fanno gemere e ti fanno fare i conti con te stesso; ma devi procedere, non puoi fermarti, hai la responsabilità dell’equilibrio e della sicurezza di altri che dipendono da te.
E anche di chi non dipende da te.
Raccogli le tue forze, alzati, procedi in pace, con la consapevolezza che la strada è irta e piena di insidie, ma altri l’hanno battuta prima di te.



Ingredienti per 16 polpettine
100 g di miglio decorticato Ecor
2 uova bio, cat A
1 cucchiaio di parmigiano
1 cucchiaio di pecorino
60 g di mozzarella di bufala
Prezzemolo
Aglio
Pepe nero
Sale marino integrale
2 cucchiai di semi di sesamo Ecor
3 cucchiai di lievito alimentare in scaglie
3 cucchiai di mandorle



Preparazione
Cuocere il miglio per 15 minuti in 250 ml di acqua. Spegnere e lasciar intiepidire senza scolare l’eventuale liquido residuo.
Battere le uova con il parmigiano e il pecorino grattugiati, il prezzemolo tritato, il sale e il pepe.
Tostare le mandorle in forno a 150° per 15 minuti, lasciar raffreddare e frullare in un mixer insieme al lievito in scaglie; trasferire in un piatto largo, aggiungere i semi di sesamo, amalgamare i composti.
Ridurre la mozzarella a dadini piccoli e mettere da parte.
Aggiungere il battuto di uova al miglio ormai intiepidito, impastare e  procedere a formare le polpette. Prelevare un po’ di impasto, fare un incavo, posizionare qualche dadino di mozzarella, chiudere, rotolare tra le mani e rotolare poi nel mix di mandorle, sesamo e lievito.
Trasferire in una teglia ricoperta con carta da forno e cuocere a 180° per 15/20 minuti e comunque fino a doratura delle polpettine.



lunedì 28 ottobre 2013

American Breakfast: Eggs Benedict con kaki smoothie, scones ai frutti rossi e na' tazzulella e' cafè


Questo American Breakfast di Roberta per l’MTC di ottobre  mi ha regalato  una gioia indescrivibile, perché mi ha dato per la prima volta in vita mia la possibilità di avventurarmi in questo tipo di abbinamenti mai osato prima.
Tre elementi da presentare:
-uovo su pane con una salsa: ok, chiaro, idee decise sin da subito.
-elemento dolce
-elemento da bere
Su questi due ultimi punti ci sono stati un po’ di “cazzotti” nella mia testa.
Come elemento dolce faccio un banana bread o i cookies  o dei pancake grondanti di sciroppo d’acero o degli scones all’uvetta o addirittura i donuts?
Ma carboidrati e grassi e zuccheri da aggiungere a tutti quelli già presenti nella prima preparazione?
No questo è troppo, è contro la mia impostazione di piatto equilibrato dal punto di vista nutrizionale.
E poi voglio fare lo smoothie! Oddio, ma questo è da bere, è l’ultimo punto!
Evvabè, mi son detta, Anto calmati, un bel respiro, anzi un esercizio di yoga e vedrai che le cose si aggiusteranno. E allora cambio un po’ le carte in tavola e il mio smoothie diventa l’elemento dolce e ovviamente l’elemento da bere a questo punto è il mio amato e inseparabile caffè che non può mai mancare nella mia colazione, a conclusione del mio pranzo e quando arriva quel languorino il pomeriggio che mi farebbe volentieri aprire il frigo, ma poi mi fa dirigere verso la dispensa facendomi immaginare già quel borbottio che emana la moka e quel profumino che si diffonde in tutta la casa.
E ora vi spiego perché lo smoothie è rimasto senza scendere a compromessi. Perché anche io, come Roberta faccio lo yogurt in casa, da sempre ( ogni tanto mi rendo conto che non gli ho mai dedicato un post) e lo yogurt è la base delle colazioni in casa Golosa: una tazza, lo yogurt velato di miele o marmellata o yogurt frullato con frutta e poi biscotti o cereali o un dolce “della casa” e per concludere, ovviamente, un caffè.
Gli english muffin di Roberta mi hanno subito ricordato gli scones; gli ingredienti e le proporzioni erano molto simili, l’unica differenza è il metodo di cottura, che avviene in forno. Allora mi sono attivata per cercare la ricetta che per la prima volta presi da Famiglia Cristiana, una rivista presente in famiglia da sempre e che mi ha fatto muovere i primi passi in cucina con la rubrica curata da Terry e Tony Sarcina, della scuola Altopalato. Sono corsa in soffitta e l’ho trovata: la n 48 del 1986! Accipicchia quanti anni son passati, non ci posso credere, ho ricordato nitidamente la foto e la ricetta, come fosse stato ieri, ma ero poco più di una bambina. Vabbè bando alle chiacchiere e ai ricordi e vai per gli scones, come omaggio a chi mi ha permesso di amare la cucina come parte integrante e fondamentale della mia vita.
Ma facendo gli scones come base per l’uovo alla Benedict  ho pensato di aggiungere a metà dell’impasto una manciatina di frutti rossi essiccati, per avere degli scones dolci e affiancarli così al pasto ormai già definito ed equilibrato; tanto, mi son detta, sotto l’uovo alla Benedict in effetti ci va solo mezzo scones!
Per l’uovo alla Benedict ho seguito alla lettera il procedimento di Roberta, che mi è riuscito al primo colpo, nonostante fossi rimasta attratta dal procedimento infallibile della mia amica Spery, aiutata dal marito Maurizio.
Questo  American Breakfast è stato un vero successo, una gratificazione per tutti i sensi, un matrimonio equilibrato tra i vari elementi, con tutte quelle spezie e aromi appena percettibili ma che sono stati un vero conforto per il palato e per l’anima.

American Breakfast


Scones
250 g di farina
80 g di burro
70  g di zucchero
1 uovo
150 ml di panna fresca
½ cucchiaino di lievito in polvere
Un pizzico di noce moscata
Per spennellare
1 tuorlo
1 cucchiaio di latte


Setacciare la farina e il lievito, aggiungere lo zucchero e la noce moscata e formare la fontana. Al centro mettere il burro ammorbidito a temperatura ambiente e l’uovo battuto insieme alla panna. Lavorare l’impasto fino a renderlo liscio e omogeneo. Se fosse necessario aggiungere altra farina mentre si impasta. Stendere l’impasto di 2 cm di spessore e con un ring di 7 cm di diametro ottenere dei dischi. Adagiarli su una teglia ricoperta di carta da forno e spennellarli con il tuorlo battuto insieme al latte.
Cuocere in forno preriscaldato a 200° per 12 minuti , finché diventano gonfi e dorati.
Per la versione dolce
30 g di frutti rossi essiccati, da aggiungere in metà impasto e procedere come la versione di base




Eggs Benedict
4 uova

In una casseruola da 24 cm di diametro, versare circa 5 cm di acqua e scaldarla a fuoco medio fino alla comparsa delle bollicine sul fondo e sui bordi della pentola.
Rompere le uova in una ciotolina.
Versare delicatamente le uova sulla superficie dell'acqua, lasciando che vadano dolcemente a fondo. Far cuocere  per 3 o 4 minuti, usando una spatola di gomma per staccare delicatamente le uova dal fondo della pentola, se fosse necessario.
Con un mestolo forato togliete le uova dall'acqua, una alla volta, scolandole molto bene e se fosse necessario tamponare il fondo del mestolo con un pezzo di carta da cucina per assorbire tutta l'acqua in eccesso.



Crema all’edammer
4 tuorli
Sale
80 g di burro
150 ml di chardonnay
50 g di edammer grattugiato
Pepe rosa
In una pentola battere i tuorli con il sale; immergere la pentola in un bagnomaria con la fiamma bassa e continuando a girare aggiungere il burro morbido. Lavorare energicamente e aggiungere lentamente, a filo, il vino; continuare a mescolare fino a quando la crema si addenserà.
Togliere dal bagnomaria e aggiungere il formaggio grattugiato; amalgamare bene fino ad avere una salsa liscia e vellutata. Completare con qualche grano di pepe .
Componiamo l’Eggs Benedict
4 fette di salmone affumicato
Da passare sulla piastra ben calda appena 10 secondi per lato e adagiare su mezzo scones tostato leggermente. Adagiare sopra l’uovo cotto e scolato e completare infine con un po’ di salsa. Spolverare eventualmente con altro pepe rosa.


Kaki Smoothie
500 gr di yogurt
2 kaki
1 pizzico di cannella
Buccia di 1 limone grattugiato
2 cucchiai di miele di acacia


Sciacquare con delicatezza i kaki e sbucciarli tenendoli appoggiati in un piatto per recuperare tutta la polpa.
Trasferirli in un frullatore e aggiungere il resto degli ingredienti. Azionarlo prima a intermittenza e poi alla massima velocita fino ad ottenere un composto omogeneo.
Dividerlo in 4 bicchieri e decorarlo eventualmente con altra cannella o scorza di limone




Per completare
Uno scones ai frutti rossi e
Na’ tazzulella e’ cafè bollente e amaro come piace a me; poi se mi trovo a passare per la Grande Mela uno di questi giorni lo bevo lungo e dolce come è uso da quelle parti. Ma lì se trovo poi una moka o,ancora meglio, una cuccumella per me sarà gioia piena!




Con questa ricetta partecipo felice e appagata all'MTC di ottobre

Benedict's Egg

martedì 15 ottobre 2013

Cake Pops




Ci sono delle ricette che ti rimangono impresse nella mente e come moschine svolazzano di qua e di là e vanno via solo se le realizzi.
Veramente nella mia testa c’è un moscaio ronzante e rumoroso, e mentre ne scaccio una ne arrivano tre.
Vanno via quando ti arriva la giusta ispirazione, quando si presenta quell’occasione che vedi come il momento giusto, quando si accende proprio quella lampadina.
Ce n’è una in particolare che resiste dagli albori del mio blog…….anzi dei nostri blog,visto che lei, l'autrice,è "nata" insieme a me.
E ora con il contest Bimbi a Tavola! Le ricette più gradite ai bambini, ho pensato subito di lasciarmi ispirare e utilizzarla con la golosissima crema di nocciole.
Si può usare qualsiasi tipo di torta, anche avanzata da qualche giorno, ma io ho preferito preparare un pan di spagna semplicissimo, per esaltare e sentire il sapore della Nocciolata.
Sono stati un successo; il mio piccolino, attratto dai colori dei confettini e dalle forme rotonde non mi ha perso un attimo di vista. Mi ha seguito durante tutta la preparazione, invadendo il tavolo con i suoi giochi e si estasiava quando con quel suo ditino toccava la pallina e vedeva il cioccolato solidificarsi, poi lo guardava e "incredibilmente"non era sporco.
Divorate in un attimo da lui, dai fratelli più grandi e dal fratello-bambino-papà!


Ingredienti
Per il pan di spagna
80 g di farina
80 g di zucchero
2 uova grandi
1 pizzico di sale
Poi
1 vasetto di Nocciolata Rigoni d’Asiago da 270 g
200 g di cioccolato fondente da copertura
diavoletti, confettini, letterine e codette
di varie forme e colori
stecchini di legno





Preparazione
Per il pan di spagna: montare i tuorli con lo zucchero, fino ad ottenere un composto chiaro e spumoso, poi, con un cucchiaio, incorporare lentamente la farina setacciata. In una ciotola a parte montare a neve ferma gli albumi con un pizzico di sale e aggiungerli all'impasto, amalgamando con un movimento dal basso verso l'alto. Trasferire in una tortiera precedentemente imburrata e infarinata, livellare e cuocere in forno preriscaldato a 170° per 20 minuti. Una volta cotto, sformarlo e aspettare che raffreddi completamente; meglio ancora prepararlo il giorno prima in modo che risulti più asciutto.
A questo punto ridurlo in pezzi e poi sbriciolarlo in una ciotola; per rendere più agevole quest' operazione si può usare anche il robot da cucina. Trasferire il pan di spagna sbriciolato in una teglia larga,  aggiungere la nocciolata leggermente riscaldata a bagnomaria o nel forno a microonde, distribuendola uniformemente con un movimento ripetuto avanti e dietro, amalgamare alle briciole prima con due cucchiai e poi con le mani fino ad ottenere un impasto omogeneo.
Formare delle palline rotolandole tra i palmi delle mani e adagiarle su un vassoio; far raffreddare un paio di ore in frigo o un ora in freezer.
Nel frattempo sciogliere a bagnomaria il cioccolato tenere in caldo.


Prendere le palline, infilzarle man mano sugli stecchini di legno, bagnare nel cioccolato, dare un piccolo colpetto sul bordo del tegame per eliminare l’eccesso e decorare a proprio piacimento. Infilzarle su una base di polistirolo o di oasis e aspettare che asciughino completamente.


Note personali:
-Ideali per le feste dei bambini, eventualmente incartate in bustine di acetato, da portare a scuola.
-Per ottenere delle sagome diverse dalla pallina è sufficiente usare delle formine per biscotti, appoggiate su carta da forno, riempire con l'impasto di torta e nocciolata, premere, sformare e procedere poi come per la pallina.

Con questa ricetta partecipo al contest di Rigoni di Asiago: Bimbi a tavola! Le ricette più gradite ai bambini




venerdì 4 ottobre 2013

Insalata di amaranto e melagrana


Quando ho letto da Virginia della nuova raccolta per Progetto Mondo Mlal ne sono stata felicissima, visto che la precedente, Buono come il pane, mi ha molto coinvolta, regalandomi dei risultati inaspettati: ancora oggi a distanza quasi di un anno ho ancora degli eventi in programma per continuare con la vendita del libro.
E ora ci viene offerta una nuova possibilità, quella di continuare su questa strada per dare il nostro piccolo o grande contributo.
Come tanti chicchi che vengono sparsi dalla mano robusta e tenace del contadino sul terreno pronto per la semina, per dar vita a tantissimi nuovi chicchi, così anche noi siamo chiamati a far germogliare quei chicchi che custodiamo dentro, per rendere sempre più rigoglioso il terreno della solidarietà.
Leggendo il nome della raccolta, Un chicco tira l’altro, ho subito pensato, come un’associazione di idea alla melagrana, che con i suoi chicchi così lucidi e colorati, ha sempre esercitato un fascino su di me. In una frazione di secondo il mio pensiero dalla melagrana si è spostato all’amaranto: evidentemente per il colore rosso vivo dei suoi fiori, evidentemente perché serbavo da tanto l’idea di realizzare una ricetta con questi due elementi.
L’amaranto, come la quinoa e il grano saraceno, viene definita uno pseudocereale, perché non appartiene alla famiglia dei cereali, ma viene usato come tale.


Oggi dal gruppo Fb Io non mangio da solo:
“L’amaranto é considerato pianta sacra, ha origini etimologiche dal greco amarantos che significa "che non appassisce".
Da qui il significato attribuito dai Greci di pianta dell'amicizia, della stima reciproca ed espressione di tutti i sentimenti veri immutabili nel tempo, poiché eterni e unici.
Nella mitologia greca si narra che le Dee amassero essere festeggiate con ghirlande di amaranto; quindi l'amaranto era utilizzato per ottenere protezione e benevolenza.
I romani attribuivano all'amaranto il potere di tenere lontana l'invidia e la sventura.
Nel periodo 1600 - 1800 veniva utilizzato come ornamento ai vestiti, perché si riteneva che donasse benessere fisico.
Vista la completa assenza di glutine e l’abbondanza di fibre, l’amaranto è un alimento altamente digeribile, questo il motivo per cui viene introdotto nelle diete di persone con problemi intestinali e nello svezzamento dei bambini; molto spesso l’amaranto viene usato come alimento base nella preparazione di pappe per bambini ed anziani”



L’amaranto dopo cotto ha una consistenza molto cremosa, per cui di solito lo utilizzo per sformati, polpette o minestre. Ma stavolta ho voluto andare oltre e tentare per un’insalata, con la pretesa di riuscire a sgranarlo. E lo scopo sembra essere riuscito: mi è bastato raffreddarlo sotto acqua corrente ed ecco che dalla cremina sono emersi dei chicchi tondi e lucidi.

Ingredienti
150 g di amaranto
1 cucchiaino di curcuma
2 grossi finocchi
2 melagrane
rucola
buccia di 1 limone
pepe nero
sale
olio extra vergine d’oliva


Preparazione
Cuocere l’amaranto con la curcuma secondo le indicazioni riportate sulla confezione; lasciarlo a fuoco spento e coperto per una decina di minuti in modo che assorba tutto il liquido di cottura e si ammorbidisca, raffreddarlo poi sotto acqua corrente in un colino a maglie strette e trasferirlo in una ciotola.
Quest’operazione non compromette il colore dato dalla curcuma poiché già sarà stata assorbita dai chicchi durante la cottura.
Sgranare le melagrane; metà dei chicchi aggiungerli all’amaranto, l’altra frullarli e  poi trasferirli in un colino; con il dorso di un cucchiaio ricavarne il succo, premendo bene.
Al succo aggiungere l’olio, il sale, il pepe e la buccia di limone grattugiata ed emulsionare con una forchetta.
Mondare e pulire i finocchi e tagliarli a dadini di 1 cm; lavare la rucola e spezzettarla grossolanamente. Aggiungere entrambi nella ciotola con l’amaranto e condire con l’emulsione preparata in precedenza.
Dividere in quattro piatti individuali e servire.



Note personali:
-Questa insalata è ideale anche tiepida; basta farla saltare velocemente in una padella antiaderente, poi condirla con l’emulsione e servirla.

-Può diventare un piatto unico aggiungendo della frutta secca, magari anacardi tostati o dei semi di zucca o girasole



Con questa ricetta partecipo alla raccolta per Progetto Mondo Mlal




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