Forse non c'era bisogno di un nuovo post sul lievito madre in
quanto la rete è esaustiva a questo riguardo, con blog specifici ed esperti
specializzati che offrono indicazioni chiare e dettagliate, mostrando
competenze all'altezza di un professionista del settore.
Ma visto che il blog è un diario in cui raccontare se stessi
ed è una finestra aperta sul mondo attraverso la quale si offre la possibilità
di guardare nella propria casa, non potevo esimermi dal raccontare questa
avventura per me tanto cara, avvincente e coinvolgente.
Devo fare innanzitutto una premessa: provengo da una famiglia
in cui mamma, nonne, bisnonne e zie e prozie hanno sempre panificato in casa
con il criscito (così chiamato da noi il lievito madre), con i loro cari e
amati forni a legna. L’origine del lievito madre delle donne della mia famiglia
si perde nella notte dei tempi, passandoselo tra di loro quando non riuscivano
a rinfrescare il proprio in tempo opportuno. Che motivo c'era che io iniziassi da zero il mio lievito madre, visto
che me lo poteva passare la mia mamma?
E' stata una sfida, la stessa sfida che mi fa tenere in vita
questo blog, nonostante il pochissimo tempo a disposizione; una sfida che,
seppure ci sia sacrificio, mi da una grande soddisfazione, quando guardo il
viso appagato di chi addenta un pezzo di
pane o di pizza o di focaccia, che ho preparato io, con il mio lievito madre.
Questa storia inizia più di dieci anni fa; provavo e
riprovavo a cominciare ma visto i risultati fallimentari e la pazienza che
veniva meno, rinunciavo. Poi un anno fa l’ennesimo tentativo, stavolta andato a
buon fine. Questo è coinciso più o meno con l'apertura del mio blog:
evidentemente una svolta nella mia vita, una maturità, un modo di pormi in
maniera più determinata e sicura, una voglia di dare “nutrimento” mi ha
permesso di percorrere queste strade che inesorabilmente convergono.
Si legge in giro che iniziare il lievito madre è semplice. No
miei cari, questo è l'errore più grande!
E' semplice nella sostanza, in quanto sono sufficienti solo
acqua e farina, ma poi per ottenere un lievito madre maturo e pronto per la
panificazione sono necessari tempo e pazienza a volontà, e questo non è
semplice, se non si ha una motivazione di base ben salda e una passione che ti
nasce da dentro e che ti fa andare avanti nonostante le difficoltà.
Ma veniamo alla preparazione. Molti usano degli starter, che
sono buccia di mela, yogurt, miele; altri aggiungono olio o sale.
Niente di
tutto ciò.
Sono necessari solo acqua e farina, insieme a una temperatura
ambiente tipica di una comune cucina e a microrganismi presenti naturalmente
nell’aria, acqua e farina. Per quanto riguarda l’acqua io ho la fortuna di
usare quella di fonte, altrimenti va bene una comune acqua oligominerale in
bottiglia. Quella del rubinetto, almeno agli inizi la sconsiglio, per la
presenza del cloro, che essendo un disinfettante andrebbe a compromettere lo
sviluppo dei lieviti. Riscaldare leggermente l’acqua, senza mai farla bollire. La
farina, sempre agli inizi, è preferibile usare una di tipo 0, una comune
manitoba, che si trova in qualsiasi supermercato.
Ma veniamo alla “ricetta”
200 g di farina 0
100 g di acqua tiepida
Impastare, formare un panetto e riporlo in un vaso di vetro. Ricoprirlo
con un tovagliolo pulito, dopo averlo bagnato con acqua tiepida e strizzato.
Lasciar riposare a temperatura ambiente, riparato, magari su
un ripiano in un angolo della cucina. Da questo momento in poi, inizia il
processo fermentativo, che fa aumentare leggermente la massa presentando delle
bolle in superficie: questo può durare dalle 48 alle 72 ore.
Trascorso questo tempo si procede al rinfresco, pesando la
pasta acida ottenuta in precedenza e aggiungendo stesso peso di farina e metà
peso di acqua, o più nei dettagli si può procedere così:
Rinfresco
200 g di pasta acida
200 g da farina 0
100 g di acqua tiepida
Impastare e riporre di nuovo in un vaso di vetro ricoperto
con un tovagliolo inumidito.
Da questa fase in poi bisogna procedere a rinfreschi
ogni 48 ore, buttando la pasta che ci avanza dopo aver pesato e trattenuto
quella che ci occorre.
La massa ha una moltitudine di batteri, alcuni idonei alla
panificazione, molti altri sono batteri cattivi.
Con il rinfresco si dà nutrimento, attraverso gli
zuccheri della farina, a quelli buoni, selezionandoli fino a quando questi
prendono il sopravvento e bloccano la proliferazione degli altri.
Questa fase può durare dai quindici ai trenta giorni e il
fattore che ci indica quando la nostra massa è diventata lievito madre ed è pronta
per la panificazione, è quando ha la capacità di raddoppiare di volume nell’arco
di quattro ore.
Il mio lievito madre , con temperature idonee (sui 18/20°),oggi,
ha la capacità di triplicare in tre ore.
Un lievito madre pronto deve avere queste altre
caratteristiche: un odore tra l’aceto e lo yogurt, ben equilibrato, senza il
sopravvento di uno dei due; una consistenza spugnosa, ricca di alveoli,
uniformemente distribuiti; un colore bianco, tendente al giallo paglierino.
Passata questa fase si può
dilazionare il tempo con rinfreschi ripetuti a distanza di 4/5
giorni e poi una volta a settimana.
Quando vediamo che il volume è
raddoppiato, o meglio ancora triplicato, senza rimuovere il tovagliolo,
copriamo con pellicola per alimenti e riponiamo in frigo, fino al successivo
rinfresco.
Può capitare che, per svariati motivi, non poter
rinfrescare il nostro lievito madre. Qui arriva la preziosa esperienza della
mia mamma.
In rete si consiglia il bagnetto, pratica che io non ho minimamente
attuato ne studiata, ma procedo così: tolgo il lievito madre dal frigo, lo
rinfresco per tre giorni consecutivi, lasciandolo a temperatura ambiente e poi
o procedo alla preparazione che ho in mente o lo ripongo in frigo come di
consueto.
Una volta che abbiamo un lievito maturo non si deve più
buttare la pasta che avanza dal rinfresco.
Si può rinfrescare l’intera massa, si stacca un pezzo da
conservare come lievito madre e la parte rimanente si può far lievitare e cuocere
come una focaccia, dei crakers o
grissini: insomma una volta presa dimestichezza con questa moltitudine di
esseri viventi, sarà il nostro istinto innato e la nostra fantasia a suggerirci
cosa fare.