sabato 22 dicembre 2012

Dolci di Natale: Carte 'e Pepe


Quando si dice Natale, oltre al significato intrinseco di festa cristiana, si pensa subito al buon cibo: grandi banchetti con piatti speciali e pietanze prelibate, fondamentali per creare , mantenere e rinnovare l’atmosfera, riunendo le famiglie e suscitando in ognuno di noi quel sogno segreto che esso possa non finire mai. Sensazione comune a tutti i ceti sociali e a tutte le epoche storiche. La tavola del Natale, negli anni , ha subito molte contaminazioni culturali per cui parlare di tipicità locale, oggi, è veramente un compito arduo. Bisogna ricorrere ai ricordi, magari raccontati dai nonni. 
Uno di questi è la ricetta delle “Carte ‘e pepe”
Chiamate così perché somiglianti al modo di avvolgere le cartine che contenevano il pepe che un tempo si acquistava sfuso, ma in comune con questa piccante spezia non hanno nulla se non il nome, perchè sono uno scrigno prezioso di dolcezza e croccantezza.



 Per la pasta
500 g di farina
5 uova
                                                             1 cucchiaio di sugna                                                                
100 g di zucchero
Buccia di limone grattata
Vaniglia
Sale

Per il ripieno
200 g di noci
200 g di nocciole
200 g di mandorle
100 g di uva passa
100 g di pinoli
250 g di zucchero

Per finire:
olio di girasole
zucchero a velo


Assemblare tutta la frutta secca con lo zucchero e lasciar riposare per 2 giorni in una ciotola coperta in luogo fresco
Procedere alla preparazione della pasta: mettere la farina su un piano da lavoro, fare la fontana e metterci dentro il resto degli ingredienti. Impastare fino a che si stacca dalle mani e formare una palla; coprire e lasciar riposare per 30 minuti.
Stendere la pasta e formare dei quadrati di 15 cm di lato, mettere sopra ognuno 2 cucchiai di frutta secca e avvolgere come un piccolo cartoccio. Mettere in una padella capiente abbondante olio e friggere i dolci un po’ per volta. Scolarli e una volta raffreddati cospargere di zucchero a velo.


Note personali: Questo procedimento è quello antico e tramandato dalle nonne. Io ovviamente ho apportato le mie modifiche che comunque danno dei risultati soddisfacenti.
Anziché lasciar "inzuccherare" la frutta secca per due giorni preparo tutto al momento.
In alternativa alla frittura preferisco la cottura in forno, adagiando i dolcini sulla carta da forno e cuocendoli a 170° finché non assumono un bel colore biscottato.
Una parte di zucchero si può sostituire con qualche cucchiaiata di miele, ottenendo un risultato più caramelloso.


Auguro a tutti i miei lettori, ai miei amici, ai miei sostenitori e a chiunque si trovi a passare di qua anche per caso un sereno Natale, di gioia,di pace, di perdono e di amore.
Che il Dio fattosi bambino irradi sempre le nostre vite!


lunedì 17 dicembre 2012

Quando l'unione fa la forza


Organizzare eventi di beneficenza é uno dei motivi fondanti del nostro stare insieme; sabato 24 novembre, con grande soddisfazione abbiamo visto realizzare per la prima volta proprio questo nostro sogno comune.
Una domenica di settembre, durante una chiacchierata tra amici incontratesi per caso, nasce l'idea di organizzare un evento per reperire fondi per la Chiesa di S.Maria Assunta in  Trentola, di Marcianise.

Trentola più che una chiesa é una piccola borgata di campagna, famosa per una grossa pietra che probabilmente é di derivazione romana e che un tempo segnava il limite della centuria.


E lì, come in tutti gli agglomerati, piccoli o grandi che siano, c'é una chiesa.


Fino a sette anni fa era un rudere abbandonato, senza tetto e senza pavimento,che ci ricorda tanto la famosa canzone della nostra infanzia, ma che per volontà di tante persone legate a quel luogo, e grazie alla tenacia e alla costanza di don Filippo Frattolillo é rinata e sta ritornando alla bellezza originaria che l'ha vista nascere e che più di cinquant'anni fa era il richiamo per i contadini che lì attorno lavoravano la canapa.


I lavori di restauro sono ancora lunghi, le spese sono ancora tante, ma noi con entusiasmo e determinazione abbiamo dato il nostro contributo, mettendoci stavolta in prima linea sul fronte dell'organizzazione, circondati però da collaboratori efficienti, determinati e soprattutto persone umili che hanno lavorato senza mai perdere di vista l'obbiettivo, e perciò senza mai volersi imporre o primeggiare a discapito di altri.

Una cena a cui hanno partecipato 159 persone, generose, aperte e gioviali, allietati da  musicisti locali quali Franco Cavagnuolo , l'intrusione discreta e timida di un flauto, di una tromba e di un clarinetto e la presenza gradita della grande cantante  Rita Festa, amica sensibile con un grande cuore che quando ti parla ti guarda e ti legge dentro.


I piatti curati ed eseguiti da noi, grazie al contributo di tanti sponsor che hanno partecipato sin  dal primo invito.
E' doveroso citarli:

Panificio Rossetti
Ben tre macellerie locali: Mamà, Andrea Laurenza e Iadicicco


L'evento si è svolto presso il convento dei frati francescani di Marcianise, i quali dispongono di locali accoglienti e cucine professionali attrezzate.
Evento collaterale a questo, con lo stesso scopo é stato la presentazione durante la serata del nostro calendario, con ricette curate sempre da noi e prese  dai nostri rispettivi blog:  I Sapori del Mediterraneo e La Trappola Golosa.Un lavoro, per reperire i finanziamenti, cominciato alcune settimane prima e che ha impegnato tanto ma ha dato anche tante soddisfazioni.


Un terzo evento si incastona in questi e completa il cerchio della grande macchina di beneficenza.


Uno nostro stand in piazza Umberto I, durante la manifestazione Sapori Nostrani, giunta al decimo anno, dove abbiamo contribuito preparando le nostre specialità: Il croccante di mandorle, i cannoli siciliani, la caprese, torte e crostate di vari gusti, marmellate e rosoli. Queste, insieme ai calendari, sono state vendute a persone che hanno risposto positivamente e con entusiasmo a questa nostra iniziativa.
Un ringraziamento particolare va all' Antica Macelleria di LAURENZA Andrea Via R. Musone, 186 81025 Marcianise (CE) e alla Pro loco Marcianise per la cordiale disponibilità e accoglienza.
La gratificazione per ognuno di noi é stata tanta; si é avuta la conferma che quello di cui scriviamo sui nostri blog non é virtuale, si tramuta in realtà, perché mettiamo a frutto le nostre competenze, senza alcuna pretesa di successo o di affermazione, solo perché questa é la nostra passione che, fortunatamente condividiamo e viviamo in maniera equilibrata e disinteressata.



lunedì 10 dicembre 2012

Pettole e fagioli


La Pettola e fagioli è un piatto tipico di Marcianise,antico e lasciato in eredità dalla cucina povera contadina, ma oggi rivalutato e apprezzato da una cerchia molto ampia di buongustai che in questa preparazione ritrovano un tripudio di sapori e di bontà.
La pettola in effetti è una papppardella ; lavorata come le tagliatelle ma tagliata più larga e fatta in due maniere differenti. In alcune famiglie si fa solo con acqua e farina 00, in altre si aggiunge un solo uovo e della farina di semola.
In casa nostra è il piatto del mercoledì e ora vi spiego il motivo.La mia mamma ogni tanto, come tutte le donne, si mette a dieta, ma da brava cuoca non vuole rinunciare al gusto!
Una volta, tantissimi anni fa, andò dal dietologo che le prescrisse una dieta a menù fisso, dove il mercoledì erano previsti i fagioli.Lei per non sentirsi a dieta e per ingannarsi un po' da privazioni e rinunce si preparava questo piatto, però senza carne(e vedrete che carne!), mentre per me e mio padre c'era il classico piatto opulento e ipercalorico, che magari questo contribuiva a darle conforto e sentirsi un po' più sazia.Da allora è passata una generazione, sono nati i miei figli, ormai adolescenti ed è diventato anche per loro il piatto del mercoledì.
Condite con un sugo fatto con vari pezzi di maiale, devo spiegare delle diciture che sono preparazioni tipiche nostre e pezzi che solo qui hanno quel nome.
E' preparato con:
- Salsiccia di polmone, fatta con pezzi meno nobili del maiale,carni di scarto residue da altri insaccati, tra cui anche il polmone da cui prende il nome.Qui,sul sito della Regione Campania si può approfondire l'argomento.
-Braciola di cotica,un'involtino, appunto con la cotica di maiale, preventivamente sgrassata e pulita dai peli, condita abbondantemente con sale, pepe, aglio, prezzemolo,uva passa e pinoli e legata con uno spago.
-Tracchie, spuntature di maiale, conosciute anche come costine
-Salsiccia classica
Per il sugo:
Fare un soffritto in un tegame di terracotta con olio, meglio ancora sugna, aglio e cipolla,aggiungere le costine e far rosolare quindi versare la passata di pomodoro,salare e far prendere il bollore.A questo punto aggiungere le braciole di cotiche e far cuocere per circa 1 ora.Evitando la rosolatura della cotica, questa si mantiene morbida e cuoce uniformemente senza creare una barriera che la renderebbe dura e stopposa. A questo punto aggiungere i due tipi di salsiccia e far cuocere ancora per 15 minuti, per far si che sia cotta mantenendosi morbida e succosa. Ancora 5 minuti prima del termine della cottura aggiungere i fagioli cotti precedentemente a parte in un tegame di terracotta, o meglio ancora nel pignatiello, con un pezzo di cotica di pancetta o di lardo stagionato.
A questo punto il sugo è pronto.Volutamente ho omesso le dosi, perché in questo tipo di preparazione, si sa, "ci trovi quello che ci metti", nel senso che possono essere a proprio piacimento e più ce n'è più ci si guadagna in termini di bontà.
Per la pasta
500 g di farina 00
150 g di farina di semola
1 uovo
sale
acqua
Versare le due farine sulla spianatoia, fare la fontana, aggiungere l'uovo, il sale e tanta acqua quanto basta per ottenere un impasto elastico e morbido.A questo punto la massaia di Marcianise procede a stendere la sfoglia con un procedimento molto particolare e singolare di cui Pasquale, del blog I Sapori del Mediterraneo ne ha parlato in un suo post in una maniera dettagliata e precisa, spiegando passo passo tutta la procedura e che invito i miei lettori a vedere perché è un passaggio fondamentale per ottenere una buona pettola.
Una volta pronta, mettere dell'acqua in una pentola molto capiente e quando bolle aggiungere dell'olio, calare le pettole, salare e far cuocere rimestando spesso,Scolarle, versarle di nuovo nella pentola dove sono state cotte, condirle con il sugo pronto e impiattarle. I pezzi di carne vengono serviti come secondo, avendo l'accortezza di lasciarli a caldo su fiamma bassissima, per evitare che la cotica indurisca



domenica 9 dicembre 2012

Ancora per un po'.....

Ero pronta a scrivere il mio post sul lievito madre, l'avevo anticipato a una cara amica blogger, insomma era ora del grande passo, ma devo dare la precedenza ad altri due post, lunedì e mercoledì, perché è stato necessario, perché è dovuto.
Intanto sono diventata "spacciatrice", per chi volesse cimentarsi in questa meravigliosa avventura, e la mia porta virtuale è aperta a chiunque avesse bisogni di consigli e piccole spinte per procedere in questa strada coinvolgente ed emozionante.
A presto con il post sul lievito madre


mercoledì 28 novembre 2012

Arancine


Fedele all’aneddoto di Roberta, la preparazione delle arancine è bella in compagnia, subito ho chiamato l’amico blogger e come fu per La Pasqualina Matta, io dedita ad eseguire la mia ricetta per l'MTChallange di questo mese e lui foto reporter di questa meravigliosa avventura e poi insieme a gustarcele beatamente in religioso silenzio.
Le arancine somigliano tanto alle nostre “Palle di Riso”, con la differenza che noi  usiamo le uova ; ma una cosa che mi ha molto colpita e poi ispirata è stata la lega.
Nel periodo di Pasqua è tradizione preparare una pastiera rustica con grano e riso, condita con pancetta, sugna e pecorino grattato e a pezzi e poi come ultimo tocco viene usata la colla(la stessa lega di Roberta).Con essa si spalma bene il tegame di terracotta, viene versato il composto e infine viene ricoperto con altra colla. Per la ricetta dettagliata vi rimando sempre al blog del mio amico, qui.
E qui arriva l’ispirazione: ho voluto usare gli stessi ingredienti della nostra pastiera rustica, ad eccezione del grano, in quanto qui si tratta di riso.
In questa ricetta è previsto che si soffrigga la pancetta a dadini in un po’ di sugna; l’avevo messo in conto, volevo farlo, ma vuoi che io non ami tanto soffriggere ciò che è già saporito di suo, ho dimenticato questo passaggio ed è stato un bene, perché in questo modo la pancetta ha rilasciato tutto il suo sapore al resto della farcia.


Ingredienti per 18 arancine
1 kg di riso Roma
2.5 lt di brodo vegetale
1 bustina di zafferano
50 g di burro
50 g di parmigiano reggiano
Olio evo
Sale
La mattina preparare il brodo vegetale con due gambi di sedano, una cipolla e una carota, far cuocere per 1 ora, filtrare e sciogliervi lo zafferano.
In un tegame rosolare la cipolla nell’olio, far tostare il riso, aggiungere il brodo, tenendone da parte un paio di mestoli, e far cuocere il riso; deve risultare sgranato ma non cremoso. A cottura terminata, spegnere e passare subito la pentola in un lavandino colmo di acqua, cambiandola un paio di volte e rimestando spesso per accelerare il raffreddamento . Passarlo in una pirofila larga e metterlo in frigo per 4/5 ore

Per il ripieno
150 g di pancetta di Cinta Senese
150 g di caciotta di pecora
Besciamella preparata con:
150 ml di latte
15 g di farina
10 g di burro
Sale
                                                         
Innanzi tutto preparare la besciamella: in un tegamino mettere in burro, quando è sciolto aggiungere la farina incorporandolo bene e infine, girando con una frusta aggiungere il latte caldo. Far addensare, salare e mettere da parte a raffreddare.Tagliare la pancetta e la caciotta a dadini e quando la besciamella è ben fredda, incorporarli a questa.

Se la besciamella dovesse risultare molto soda ammorbidirla con qualche cucchiaiata di lega.


Per la lega
800 ml di acqua
400 g di farina
Sale
In una ciotola amalgamare bene la farina all’acqua, aggiungendo un pizzico di sale, fino ad avere un composto fluido e vellutato; versare in una pirofila larga e lasciar riposare.
Per finire
Pangrattato
2 lt di olio di semi di girasole

Componiamo le arancine.
Prelevare del riso, allargarlo nel palmo della mano, aggiungere un pizzico di ripieno, chiudere e rotolare tra le due mani e adagiare nella lega.
Passare le arancine in un'altra pirofila per far colare l’eccesso di lega e rotolarle poi nel pangrattato.
In una pentola capiente versare tutto l’olio e portarlo a temperatura a fuoco lento.
Friggere le arancine 4/5 per volta, voltandole spesso con due cucchiai finché la doratura sia uniforme.
Passarle su carta per fritti per togliere l’unto in eccesso e gustarle, se ci riuscite, un po’ intiepidite.






mercoledì 14 novembre 2012

Polpette di ricotta e pancetta di Cinta Senese su passatina di fagioli



Una ricettina a volo per condividere con i miei cari lettori una delizia preparata velocemente, con ingredienti svuota frigo, visto che avevo della ricotta da tre giorni e dei fagioli cotti, pronti per essere congelati.
Improvvisata  senza alcuna pretesa, si è rivelato un piatto sorprendentemente equilibrato e ricco di sapori  

   
Ingredienti per 20 palline
250 g di ricotta di bufala
100 g di pancetta di Cinta Senese Falorni
2 zucchine
50 g parmigiano
Pepe, sale, aglio, pangrattato
300 g di fagioli cotti
Radicchio di Chioggia


Preparazione
Grattugiare le zucchine in una fondina, aggiungere la ricotta, la pancetta tagliata a dadini piccoli, il parmigiano, sale e pepe. Amalgamare bene con un cucchiaio, schiacciando mentre s’impasta e, con le mani inumidite, formare delle palline un po’ più grandi di una noce. Rotolarle nel pangrattato messo in un piatto largo e friggerle rigirandole delicatamente con due cucchiai, fino ad avere una doratura uniforme.
In un tegame a parte soffriggere delicatamente lo spicchio d’aglio in due cucchiai di olio evo, aggiungere i fagioli precedentemente cotti e far insaporire per 5 minuti.
Togliere l’aglio e con un frullatore a immersione ottenere una crema vellutata e omogenea; suddividerla in 4 fondine, adagiare in ognuna 5 palline, decorare con il radicchio sminuzzato e completare con un filo di olio evo.


Note personali
Aumentando la dose di fagioli cotti, questo puo’ essere servito come piatto unico, magari accompagnandolo con dei crostini di pane bruschettato con olio e aglio.
Diminuendo la dose di palline, magari tre a persona e di una misura più piccola, può essere servito come antipasto o in ciotoline da finger food in un buffet .

venerdì 2 novembre 2012

Calamarata al Pesto di Pistacchi


Una sera d’estate, camminando per Camigliano, fui attratta da uno stand in cui primeggiavano “fieri e valorosi” tanti tipi di Sali. La mia curiosità culinaria è tanta; non potendo resistere minimamente mi fermai subito per osservare quella variegata meraviglia.
Scoprii un mondo di prelibatezze, una selezione di eccellenze fatta con cura e professionalità con il marchio Valci, acronimo di Valore al Cibo.
Portai a casa La Calamarata, Il Pesto di Pistacchi di Sicilia e sei tipi diversi di sale. Ho trascorso un mese a pensare e ripensare una ricetta speciale per ognuno di questi prodotti, ma poi mi sono decisa semplicemente a unirli per godere di un piatto ricco di sapori intensi.
Io mangio da sempre la pasta di Gragnano, ruvida, corposa, profumata; ma una pasta come questa ancora non la conoscevo. Ciò che più mi ha colpita è l’elevata tenuta della cottura: scolata, mantecata e riposata oltre che essere sempre al dente non si è rotto neppure un anello nonostante tutte le prove a cui l’ho sottoposta. Il pesto poi, vellutato e intenso si è sposato perfettamente con questa pasta esaltandosi a vicenda e percependo distintamente la bontà di entrambi. Un pizzico finale dei loro Sali ha completato tutto.




Ingredienti
500g di Calamarata Valci
3 cucchiai di Pesto di Pistacchi di Sicilia Valci
1 filetto di merluzzo
1 scalogno
50g di burro
50 g di Parmigiano
Sale grigio di Bretagna Valci
Pepe bianco



Preparazione
In una pentola con acqua leggermente salata cuocere la Calamarata per 15 minuti.
Nel frattempo, in un tegame di alluminio soffriggere delicatamente lo scalogno nel burro, aggiungere il filetto di merluzzo tagliato a dadini e saltare per 5 minuti, completare con una spolverata di pepe bianco.
Scolare la pasta, versarla nel tegame con il merluzzo, aggiungere il Pesto di Pistacchi di Sicilia , il parmigiano e due pizzichi di Sale Grigio di Bretagna. Mantecare e impiattare


sabato 27 ottobre 2012

Bucatini cacio e pepe, al parmigiano, metodo Colonna


Molti di noi hanno ricevuto l’invito a partecipare alla Parmigiano Reggiano Night, una cena virtuale con lo scopo di unire tutta l’Italia proponendo una ricetta, magari una rielaborazione di quelle che si trovano sul sito del parmigiano o addirittura quella dello chef Massimo Bottura, il risotto cacio e pepe, ideata da lui proprio per questa occasione.
Ho accettato volentieri perché già da tempo mi frullava in testa di cimentarmi in una rielaborazione della cacio e pepe, ma mi perdoni il grande Bottura, quella dello chef, anche lui grande, Antonello Colonna.
Secondo il suo concetto, per la buona riuscita della cacio e pepe sono necessari ingredienti di prima qualità(ma questo vale per la buona riuscita di tutte le ricette) e la manualità del cuoco; infatti la cacio e pepe di Colonna bisogna mantecarla come un risotto.
La rielaborazione di questa ricetta sta nel Parmigiano Reggiano al posto del Pecorino.              
Ho utilizzato un parmigiano di 36 mesi per avere la garanzia di ottenere la classica  cremina della mantecatura a differenza di quello più giovane che mi avrebbe compromesso la buona riuscita del piatto, magari con il rischio che filasse

Ingredienti
500 g di bucatini
250g di Parmigiano Reggiano
Pepe nero macinato


Preparazione
Mettere a bollire l’acqua, versare i bucatini e dopo pochi secondi, quando inizia la schiumetta dell’amido con un mestolo togliere quasi tutta l’acqua e trasferirla in un pentolino a parte, che va tenuto su una fiamma vicina alla pentola dove cuociono i bucatini.
Durante la cottura mantecare continuamente i bucatini come fosse un risotto, aggiungendo quando è necessario, l’acqua tenuta da parte.
A fine cottura, spegnere e girando aggiungere gradualmente il parmigiano e infine il pepe.
Impiattare e completare con un’altra spolverata di pepe.







mercoledì 24 ottobre 2012

5 domande e 1 segreto

Santa Cristina, azienda vinicola toscana, intervista i food blogger

1)Parlaci del tuo blog. Quando e perché lo hai aperto?
Il mio blog nasce nel settembre del 2011, non per catalogare e ordinare le mie numerose ricette sparse dovunque, né per avere uno spazio solo mio, ma per semplice curiosità. Seguivo già da tempo diversi blog di cucina, che mi affascinavano e rapivano sempre di più la mia attenzione, ispirandomi sia nella quotidianità che nelle occasioni speciali Poi, man mano, durante le mie navigazioni il mio occhio cadeva inesorabilmente e ripetutamente su “Crea blog”. Non potendo più resistere, cominciò con leggerezza e scherzosamente questo viaggio che mi ha portata fin qui, diventando il mio alter ego.

2)Perché il cibo è importante per te? Hai ricordi particolari legati alla cucina?
Il cibo è nutrimento del corpo e dello spirito, è emozione, è sinfonia. Quando sto tra i fornelli, soprattutto quando preparo ricette legate a un invito o a un evento, mi sento come un direttore d’orchestra che non produce suoni, ma li armonizza e li esalta creando ritmi e melodie che rinfrancano lo spirito. Il cibo per me è famiglia. Riunirsi intorno a una tavola tutti insieme è aggregazione e condivisione, dove c’è possibilità di fermarsi, di guardarsi dentro e capire difficoltà ed emozioni di chi ami. A questo riunirsi sono legati i ricordi a me più cari, che hanno creato in me un amore e un rispetto per questo atto. Quando frequentavo le superiori e il treno era in ritardo, anche se tornavo alle 15:00 i miei genitori aspettavano me per sedersi . E oggi che sono una donna, quando sono di turno a lavoro la domenica e accade un imprevisto che mi fa rincasare tardi e, con la mia famiglia,  siamo ospiti dai miei, mi aspettano tutti, anche alle 15:00.Questi sono valori che mi accompagneranno per sempre.

3)La fotografia è una parte importante del foodblogging. Sei un’appassionata? Quali sono i tuoi fotografi di food preferiti?
Per quanto riguarda la fotografia c’è un rapporto di odio-amore tra me e lei. Amo le belle foto, con tanta luce, con dettagli curati, che esaltano il piatto. Ma ho un’avversione ad apprendere tecniche e segreti, nonostante chi mi sta vicino, pazientemente e ogni volta mi da spiegazioni chiare e dettagliate.Ho cominciato con una compatta, tanto per fotografare, ora ho una reflex di cui non riesco ancora a sfruttare le sue potenzialità. Intanto vado in giro per la blogosfera ad ammirare immagini che rispecchiano bontà e qualità dei cibi raccontati, avendo una particolare predilezione per le foto non ritoccate. Se “sento” che una foto è ritoccata eccessivamente è difficile che prenda in considerazione la ricetta, perché, in questo caso, si dà troppa importanza all’immagine, e non al contenuto  essenziale. Infatti per lo stesso motivo tra i fotografi del food , prediligo in particolare AlessandroGuerani. Guardando le sue foto mi viene quasi d’istinto allungare la mano e prelevare un pezzetto di ciò che guardo, per assaggiarlo. Magari le sue foto sono ritoccate bene, magari non sono affatto ritoccate; una cosa sola è certa per me: ne rimango incantata ogni volta che le guardo.

4) Quali sono gli altri foodblog che segui? C’è un foodblogger poco conosciuto che vorresti consigliarci?
Seguo diverse decine di blogger, anche se non in maniera assidua e continuativa, per mancanza di tempo. Nominarne alcuni in particolare mi sembra una mancanza di riguardo verso tanti altri che magari mi seguono assiduamente .Però una blogger  in particolare ci tengo a nominare, non perché sia poco conosciuta, infatti è molto più avanti di me sia come numero di post che come visite . Lei è Francy, del blog Burro e Zucchero  .Tra me e lei c’è una specie di affetto virtuale. Siamo nate insieme (sul web, chiaro?), nello stesso periodo e ci siamo seguite e commentate sin dall’inizio. Praticamente nei nostri rispettivi blog non c’è un post dove non ci sia un commento dell’altra. Abbiamo assistito alle nostre reciproche evoluzioni pur percorrendo due strade separate. Quello che ammiro di lei è la sua poliedricità: segue blog stranieri (io anche se traduco non ci capisco mai niente!) e talvolta relativi contest, è aperta a una cucina alternativa e naturale, fa degli accostamenti inusuali ma equilibrati; insomma per me è una persona di famiglia, leggerla mi emoziona… insomma devo assolutamente incontrarla!

5) Qual è la forza dei blog culinari? Credi che i social network e il web in generale possano aiutare a riscoprire piatti lontani dall’idea fast-food?
La cucina e il cibo sono ciò che accomuna tutti gli uomini. Tutti hanno il bisogno primordiale di sfamarsi e anche vivendo in un mondo di opulenza, l’elaborazione e la presentazione di un cibo affascina sempre e comunque. Per la fotografia, il bricolage o la moda bisogna avere una particolare predisposizione o una passione, mentre per il cibo tutti, indistintamente ,ne hanno bisogno. E forse in sostanza questo è quello che tiene in piedi i blog culinari. Possono essere seguiti da tutti. Per quanto riguarda la riscoperta e la valorizzazioni di piatti ”slow” io e il mio amico Pasquale del blog  I Sapori del Mediterraneo, abbiamo dato il via a un progetto per un'associazione di Food Blogger Campani, con l'intento di riunire membri (campani e di origine campana sparsi in tutto il mondo) con la stessa passione per mettere in comune le proprie abilità e conoscenze e realizzare dei progetti concreti: eventi di beneficenza, serate di degustazione, laboratori pratici, esaltando e promuovendo le eccellenze del nostro territorio, alla scoperta di prodotti di nicchia e alla ricerca di segreti preziosi custoditi da pochi.

6)Puoi rivelarci un tuo segreto da foodblogger
Non ho segreti .Bisogna essere semplicemente se stessi e seguire quella corrente che senti fluire dentro. Voler conformarsi a uno stereotipo è solo una forzatura che blocca la creatività e l’ immaginazione che ognuno di noi custodisce in embrione.





Un grazie a Gaia Ferrandi del blog Pane e Acqua di Rose che mi ha scattato questa foto a "Le strade della Mozzarella" a Paestum, a cui mi ci sono molto affezionata.E' la mia foto di copertina preferita che ho scelto per rappresentarmi in  tutti i social network a cui sono iscritta.Mi ritrae in uno dei momenti più belli della mia vita, mentre assistevo a uno show cooking e nel frattempo giocavo con il mio piccolino per intrattenerlo.

domenica 14 ottobre 2012

Mini quiche con gamberi e pancetta


Se vi trovate a passare tra Firenze e Siena, nel cuore del Chianti Classico, fate una sosta a Greve, all'Antica Macelleria Falorni: ne vale la pena!
Fondata nel 1729 da Gio Batta, sono all'ottava generazione, tramandandosi tutti i segreti che li hanno contraddistinti da sempre.La loro attenzione rivolta alle materie prime utilizzate, alle erbe aromatiche che si trovano in questa terra generosa e ai metodi di lavorazione fedeli alla tradizione contribuiscono a ottenere dei prodotti di carattere, con sapori intensi di eccellente qualità.
Amo il guanciale, che uso nella mia pasta e patate al forno, amo le pancette steccate, da gustare al taglio o in cucina, la finocchiona, tipica di queste zone e i salami in tutte le varietà dei loro impasti.
Questa è solo una parte di prodotti che ho avuto il piacere di conoscere e di gustare, ma facendo quella sosta a Greve in Chianti potrei avere altre piacevoli scoperte.

Ingredienti per 12 mini quiche

Per la pasta brisee
250 g di farina
110 g di burro
1 uovo
30 ml di acqua ghiacciata
sale
Per il ripieno
4 uova
125 ml di panna fresca
50 g di parmigiano grattugiato
sale
erba cipollina
12 gamberi
12 fette di pancetta steccata 


Come procedere
Prepariamo la brisee. Versare la farina sulla spianatoia e fare la fontana; aggiungere il burro freddo tagliato a piccoli pezzi, l'uovo, l'acqua e il sale. Amalgamare gli ingredienti, impastare con vigore e velocemente, formare una palla, avvolgerla in una pellicola e lasciar riposare al fresco per 2 ore.
Trascorso il tempo necessario schiacciare la pasta, adagiarla tra due fogli di carta da forno e stenderla sottile con il mattarello. Con il coppapasta rotondo ricavare 12 disci e adagiarli in altrettante formine di alluminio monouso, senza imburrare.
In una ciotola sgusciare le uova, unire la panna, il parmigiano, un pizzico di sale e l'erba cipollina tagliuzzata fine. Amalgamare e distribuire nei 12 gusci di brisee. A questo punto adagiare sopra ogni quiche un gambero crudo sgusciato e completare con una fetta di pancetta tagliata in due e sistemata trasversalmente al gambero.
Cuocere in forno preriscaldato a 170° per 20 minuti. Sformare e consumare tiepide o fredde

lunedì 8 ottobre 2012

Antipasto piemontese

Quando mi sono resa conto del contest di Valeria mi sono sentita mortificata per non averlo notato prima, infatti la mia prima reazione é stata quella di sentirmi una rimbambita.
Poi come secondo step é avvenuta una ricerca nei miei archivi celebrali, e ho avuto la sensazione di non avere ricette nel cassetto, perché come ne vedo una nuova la mia curiosità é tanta che subito passo alla fase dell'azione.
Ma poi all'improvviso si é accesa una lampadina in me e mi sono ricordata che una ricetta nel cassetto io ce l'avevo realmente. Una ricetta di mia suocera che mi ha lasciato in eredità, facendomela trovare nel portagioie insieme ai suoi preziosi e che io ho custodito tutto intatto fino a oggi nel mio cassetto dove si trovano le cose più importanti della mia vita.
Mia suocera cucinava bene; la sua era una cucina opulenta, abbondante, laboriosa e goduriosa, fatta in maniera lenta, con  tempi di riposo lunghi,marinature di intere nottate,cotture a fuoco lento, impasti manuali, insomma una cucina d'altri tempi, a cui noi, donne di oggi, non siamo per niente abituate e anche se ce l'avessimo del tempo a disposizione, abbiamo ormai perso completamente l' idea per uno slow food domestico.
Per anni mi proponevo di farla, ma quello che mi scoraggiava era il suo lungo procedimento, sebbene avessi sempre voglia di riassaporarla.
Come dice il nome, è una ricetta piemontese; sinceramente non so se sia diffusa in tutto il territorio o appartenga a una cerchia più ristretta.Mia suocera ha vissuto, cinquant'anni fa, per dieci anni tra Ciriè,Rivoli e Corio dove ha scritto questa versione. In realtà era mio suocero che le passava le ricette. Nella caserma dove prestava servizio, tra una chiacchiera e l'altra con i colleghi si parlava anche di cucina di casa e lui, buongustaio e di buona forchetta, trascriveva le ricette piemontesi che più lo incuriosivano e che poi  faceva eseguire dalla moglie. Sulla ricetta delle ciambelle con le patate ho trovato scritto: questa è la ricetta e che Dio te la mandi buona. Morivo dalle risate da sola.
Grazie a Valeria è scattata in me questa molla che mi ha fatto rivivere dei sapori e dei profumi che ho conosciuto ben 18 anni fa.


Ingredienti
400 g di carote
400 g di fagiolini
400 g di cipolline
200 g di olive bianche
1 cavolfiore
1 sedano
2 peperoni rossi
1.5 kg di pomodori rossi
750 ml di aceto
250 ml di olio evo
50 g di capperi
8 filetti di acciughe
1 noce moscata
tonno a piacere


Preparazione
Mondare tutte le verdure e tagliarle a pezzi regolari.
In una pentola bollire i pomodori per  pochi minuti, scolarli bene e passarli al passaverdure. Trasferire il sugo in una pentola alta, aggiungere l’olio e l’aceto e mettere su fiamma dolce.
Dall’inizio del bollore aggiungere gradualmente tutte le verdure a intervalli di 10 minuti in base alla loro durezza. Cominciare con le carote, il cavolfiore, i fagiolini, i peperoni , il sedano e le cipolline. Tra una verdura e l’altra aggiungere anche la noce moscata grattugiata, i capperi senza dissalarli, i filetti di acciuga e le olive snocciolate.
Far cuocere per due ore contando dall’inizio del bollore, fino a che diventi denso e cremoso.
Cinque  minuti prima del termine aggiungere il tonno senza sgocciolarlo.                                          
Far raffreddare completamente e riporre in frigo.
Ottimo consumato freddo, meglio se dopo un paio di giorni.
Mia suocera usava anche aggiungere dell’acido citrico, reperibile in farmacia, lo riponeva in vasi di vetro e messo sempre in frigo lo conservava per circa un mese.
Note personali:
Quando non è stagione, i pomodori si possono sostituire con una comune passata in vetro e le cipolline con quelle in agrodolce, ma in questo caso aggiungerle alla fine, insieme al tonno.
Poiché questa preparazione mi ricorda vagamente la caponata siciliana, ho aggiunto, di mia iniziativa, 100 g di zucchero di canna, che non ci stava per niente male.
Il tonno, mia suocera diceva ”a piacere” ;io ne ho usato 250 g ,peso sgocciolato.

 







Con questa ricetta partecipo al contest di Murzillo Saporito, La ricetta nel Cassetto



martedì 2 ottobre 2012

Acqua cecata



Simile solo nel nome a quella cilentana, infatti è una sorta di zuppetta calda da versare sul pane biscottato,   è parente più stretta alla panzanella toscana, che è un’insalata fredda con pomodori, cipolla e cetrioli completati con pane raffermo bagnato e sbriciolato.
Questo è un piatto povero della mia terra, diffuso tra i contadini di una volta che riciclavano il pane ormai secco accompagnandolo con i pomodori che si potavano dietro dalla campagna.
Affamati e desiderosi di ristoro diventava il re dei piatti: fresco, sbrigativo e buono.


Si sa, un tempo, con poveri e semplici ingredienti si realizzavano piatti che davano grandi soddisfazioni. Anzi, diciamocelo pure, proprio questi piatti oggi si stanno rivalutando: grandi chef e blogger li reinterpretano in ricette creative e palati sopraffini ed esigenti li cercano sempre di più sulle loro tavole.
Questa ricetta mi frullava in testa già da un po' di giorni, perché, pur nella sua semplicità, mi è molto cara, legata ai ricordi della mia infanzia e alle tradizioni della mia terra. 
La mia nonna e poi la mia mamma hanno da sempre preparato il pane in casa con il lievito madre, senza planetaria e senza MdP, solo loro hanno sempre saputo quanto fosse faticoso prepararlo e lo hanno sempre apprezzato e amato come una loro creatura. Sciuparlo? Mai, era peccato! Buttarlo? Idem!
Quindi,da questi valori e da questo profondo rispetto per un alimento semplice ma caro, abbiamo tante ricette legate al riciclo del pane.
Poi uno di questi giorni passando per il blog di Sandra, ho visto questa lodevole iniziativa a cui aderisco volentieri,con questa ricetta, senza pretese e senza presunzione.Un contest promosso da Virginia in collaborazione con ProgettoMondo Mal per proporre ricette che abbiano per protagonista il pane e  creare così un calendario e un libro per la raccolta fondi per realizzare il progetto IO NON MANGIO DA SOLO


Ingredienti
600 g di pomodorini rossi e sodi
300 g di pane raffermo
1 cipolla rossa di tropea
1 spicchio di aglio
Basilico
Origano
Olio evo
Sale
Aceto rosso


Preparazione
Tagliare il pane a pezzi grossolani, metterlo in una ciotola e coprirlo di acqua.
A seconda di quanto è raffermo, lasciarlo a bagno. Il mio era un pane casareccio con lievito madre di 5 giorni, per cui si è impregnato di acqua facilmente e il tempo e stato brevissimo.
Scolarlo, metterlo in una ciotola di servizio, aggiungere i pomodori tagliati in quattro, la cipolla a fette sottili, l’aglio, il sale, l’origano, il basilico spezzettato con le mani, l’olio e l’aceto.
Mescolare e guarnire con foglioline di basilico fresco.



 

venerdì 28 settembre 2012

Pasqualina matta

Matta, perché mi sembrava un’idea davvero stravagante abbinare il mio ripieno a un delizioso guscio di sfoglia tipicamente ligure.
Ma poi ho pensato alla stagionalità delle verdure e al formaggio tipico della mia terra e mi sono rincuorata a dare il consenso per questo connubio un po’ stravagante.
Le uova nella pasqualina non possono mancare, cosi un bel peperone tondo, che qui in Campania chiamiamo puparole o pupaccelle, ne ha fatto da contenitore, perché usato rigorosamente crudo.
Il caciocavallo è quello di Castelfranco in Miscano, paese deputato a questa produzione, risorsa economica ed eccellenza tipica del territorio. Un formaggio da un aroma che sa di genuino e buono: sentori di latte fresco e di erba tagliata fanno giri di walzer all’interno della bocca del fortunato degustatore.
La pasqualina, si sa, come coronamento finale deve essere bella gonfia e nella ricetta pista dell’MTChallange di questo mese, è consigliato di adoperare la cannuccia e soffiarci dentro.
I miei ricordi di bambina mi hanno stuzzicata: quando ero piccola ed ero dalla mia nonna per bere i succhi nella bottiglietta di vetro mi divertivo a sottrarre dalla sua dispensa un perciatiello o un mezzaniello e usarli, quindi, come cannuccia. Questi nomi strani sono due formati di pasta, più grandi del bucatino, della più antica tradizione campana e protagonisti indiscussi di ricette tipiche, che contraddistinguono il nostro territorio e che ancora oggi sono formati di pasta che ispirano anche le nostre ricette più creative.
Quindi, avendo in casa proprio i perciatielli, non potevo lasciarmi sfuggire quest’esperienza emozionale: è stata davvero la parte più divertente e ludica della ricetta; risate infantili e spensierate, insieme a qualche espressione di disappunto(che schifo, ha detto mio figlio entrando d’improvviso) si sono impossessate della mia cucina finché questa delizia non è entrata nel forno.
Ma poi tutti l’hanno assaggiata, e chi non era d’accordo con il soffio s’è rincuorato pensando che cuocendo si sterilizza tutto.
Compagno di quest’avventura è stato Pasquale. Gli ho chiesto io di venire, per fotografare tutti i passaggi.
E chi meglio di lui poteva cogliere quei particolari che contraddistinguono  l’esecuzione di una ricetta?
Insieme ci siamo divertiti, abbiamo riso a crepapelle e  abbiamo mangiato‼!



Ingredienti

Per la pasta
200 g farina 0
100 g farina di riso integrale
30 ml olio evo
½ bicchiere di vino bianco
½ bicchiere di acqua
1 pizzico di sale
Olio qb per spennellare le sfoglie
1 perciatiello per soffiare

Preparazione
Mettere le due farine sulla spianatoia, fare la fontana e aggiungere il resto degli ingredienti; amalgamare inizialmente con una forchetta e poi procedere a impastare con le mani per una decina di minuti. Formare una palla e lascar riposare per 30 minuti.
Trascorso questo tempo dividere l’impasto in cinque pezzi e stenderli con il mattarello passandolo uniformemente su tutta la sfoglia e  avvolgendola intorno ad esso a ogni passaggio





Per il ripieno
24 peperoncini verdi
12 peperoni cornetti rossi
1 pupaccella
2 patate
50 g di parmigiano
50 g di pecorino semistagionato
300 g di caciocavallo di Castelfranco
1 cucchiaio di capperi
1 pizzico di noce moscata
20 g di burro
20 g di olio
1 uovo
Preparazione
Durante il tempo di riposo della pasta, preparare il ripieno.
Innanzi tutto bollire le patate intere, con la buccia. Quando sono ancora tiepide, sbucciarle e procedere a due preparazioni differenti.
Una passarla allo schiacciapatate, aggiungere il burro, il parmigiano e la noce moscata; trasferire il composto in un sac a poche e con questo riempire i peperoncini verdi.
Con l’altra, tagliare dei pezzi ,aggiungere il pecorino a pezzi, l’olio e i capperi precedentemente dissalati e schiacciare grossolanamente con una forchetta;  con questo composto, aiutandosi con un cucchiaino, riempire i peperoni cornetti.


Assemblaggio
Mettere in una teglia oleata una prima sfoglia, spennellarla con altro olio, procedere con la seconda sfoglia.
A questo punto sistemare i peperoni rossi a raggiera, al centro mettere la pupaccella farcita con lo stesso composto, poi fare uno strato di caciocavallo a fette, continuare con i peperoncini verdi e, infine altro caciocavallo.
Tocco finale: sgusciare l’uovo direttamente nella pupaccella.

Chiudere con gli altri tre strati di sfoglia, spennellandoli sempre con olio evo. Alla fine unire i bordi, formando un cordoncino, lasciare un piccolo spazio, infilarci il pirciatiello e soffiarci dentro fino ad avere una bella cupola tesa.
Cuocere in forno preriscaldato a 180° per 40 minuti.






Con questo post partecipo all' MTChallenge di settembre


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