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giovedì 23 aprile 2020

Chicken pie con carciofi e asparagi


Nel mio lavoro molto spesso i clienti mi chiedono di presentare nelle loro cene o in un buffet qualcosa di insolito, che non sia la solita pizzetta o la solita tartina. In cima alla classifica delle mie proposte ci sono sempre le torte salate, puntualmente rivisitate a modo mio: quiche, tarte, pie che cambiano anima a seconda della stagione, del tema della ricorrenza o di richieste particolari del cliente.
Di solito le presento in monoporzioni, preparate in stampini per crostatine o per tartellette.
Una delle mie preferite è la Chicken pie: di derivazione anglosassone, la ricetta originale è a base di porri, funghi e pollo. Libidinosa!
Pur conservando la stessa libidine io di solito sostituisco i funghi con altre verdure di stagione: in questo caso asparagi e carciofi, in estate è strepitosa con i peperoni mentre in autunno un'altra abbinata vincente è con zucca e funghi. Ma il vero tocco è dato dalla béchamel fatta con brodo di pollo, senza latte. La trovo sublime, quella che veramente rapisce il gusto.
I miei clienti ne vanno matti, credetemi!
 



Pasta brisée di Michel Roux
250 g di farina
150 g di burro, tagliato a pezzettini e leggermente ammorbidito
1 cucchiaino di sale
1 pizzico di zucchero
1 uovo
1 cucchiaio di latte freddo
Procedimento
Versare la farina a fontana sul piano di lavoro. Mettere al centro il burro, il sale, lo zucchero e l’uovo, poi mescolarli e lavorarli con la punta delle dita.
Incorporare piano piano la farina, lavorando delicatamente l’impasto finché assume una consistenza grumosa.
Aggiungere il latte e incorporarlo delicatamente con la punta delle dita finché l’impasto comincia  a stare insieme.
Spingere lontano l’impasto con il palmo della mano, lavorando di polso, per 4 o 5 volte, finché è liscio. Formare una palla, avvolgerla nella pellicola e metterla in frigo fino all’uso.

Per il ripieno
1 pollo intero da circa 1 kg
400 ml di brodo di pollo
40 g di farina
40 g di burro
6 scalogni
250 g di cuori di carciofi
250 g di asparagi
50 ml di vino bianco
olio extravergine d'oliva
sale
2 rametti di timo
Per il brodo
Se si ha abilità (altrimenti farselo fare dal macellaio), disossare il pollo tenendo da parte la polpa che servirà per la pie mentre ossa, ali, testa, collo, zampe e interiora utilizzarli per il brodo insieme a: 
2 coste di sedano
gambi di prezzemolo
scarti di asparagi e carciofo
(quelli che servono per il ripieno) 
1 carota
1 cipolla
1 patata
2 pomodorini
1 chiodo di garofano
niente sale
Lasciar bollire a fiamma lenta e coperto per un paio di orette, poi lasciar raffreddare, filtrare e conservare in frigo. Il giorno successivo filtrare di nuovo appena tolto dal frigo per eliminare il grasso solidificato.

Misurare 400 ml di brodo (se è di più, lasciar ridurre sulla fiamma)e con questo fare una béchamel: sciogliere il burro in una casseruola, aggiungere la farina amalgamando bene con una frusta, aggiungere il brodo caldo continuando a girare fino ad ottenere una crema vellutata e densa. Aggiungere un pizzico di sale e lasciar raffreddare.


Nel frattempo pulire gli scalogni e rosolarli in un tegame con l'olio, aggiungere i cuori di carciofo e gli asparagi e continuare a rosolare a fiamma dolce per un paio di minuti con il coperchio; a questo punto aggiungere il pollo ridotto a tocchetti e far prendere colore.Sfumare con il vino, aggiungere il timo e il sale e far cuocere a fiamma vivace finché la preparazione risulti asciutta.
Spegnere e lasciar raffreddare.

Stendere 2/3 della brisée e sistemarla in una tortiera di 22 cm di diametro, incorporare la béchamel al pollo con le verdure e trasferire nella tortiera. Coprire con la pasta rimanente, sigillare i bordi, bucherellare con una forchetta e spennellare con uovo battuto.



Cuocere a 170° per 45 minuti. Dopo la cottura far raffreddare una mezz'oretta e sformare con delicatezza.




giovedì 26 marzo 2015

Tarte alle mele annurche e blue stilton



Una vita che corre con una frenesia incontrollabile.

Pensieri, carte, armadi, scelte da sistemare continuamente.
Passioni che un tempo mi travolgevano e catturavano ogni mia attenzione, ora fanno fatica a mantenersi a galla.
Tante volte vorrei fermarmi.
Vorrei uscire dalla blogosfera.
Vorrei chiudere quest’angolino che ho sempre sentito come una finestra da dove rubare quella boccata d’ossigeno, ma che ora sempre più spesso risulta gravoso quanto un dovere che ti hanno appioppato addosso.
Ma poi mi dico tieni duro, non mollare, qui ci sono delle belle amicizie, nel momento che meno te lo aspetti senti il calore di persone sincere e appassionate pronte a farti sentire parte di una grande famiglia.
E poi c’è chi arriva qui in attesa di una novità, un consiglio, un trucco.
C’è chi aspetta una nuova ricetta
C’è chi mi sente membro di quella grande famiglia più di quanto lo senta io stessa.
L’Mtc è uno di quei pochi motivi che mi fa tenere duro, e proprio questo mese, proprio con Flavia non potevo mancare. Lei per me tutti questi anni è stata un grande esempio: partecipazione ininterrotta per 45 edizioni a questa bella sfida del web, membro della redazione, parte attiva di discussioni, moderatrice e punto fermo nel far rispettare le regole.
Instancabile appassionata, competente, creativa.
Mi avevano incantata i suoi baci nuziali, non voglio essere retorica e scontata, ma quando vidi questa sua creazione ero certa che avrebbe vinto: non poteva passare inosservata, vista la complessità, la bellezza e l’equilibrio, tutti racchiusi in un cioccolatino.
Poi per la sfida 46 ci propone la brisée di Roux.
Io sono il tipo che non faccio mai le ricette di…. Magari prendo ispirazione, rubo l’idea, ma deve esserci qualcosa di solo mio, devo personalizzarlo, riadattarlo a quello che è il mio gusto personale, a ciò che sento a me più congeniale. Mai fatta una marmellata di…. Un bignè di….Una brioche di….
Come la crema pasticcera salata che uso ora. Tempo fa lessi la ricetta di Montersino, mi proposi di rifarla e ovviamente a libro chiuso sono andata un po’ a istinto, Poi mi sono resa conto che lui aggiunge le uova da sole, io le ho incorporate a panna e latte, un po’ come i suoi stessi principi quando dice che per amalgamare due elementi diversi uno dei due bisogna renderlo quanto più simile all’altro.
Ma torniamo a Roux e alla sua brisée. Non conoscevo né l’uno né l’altra e ci voleva proprio una sfida dell’Mtc e ci voleva proprio Flavia per avere questa opportunità!!! Si perché con la sfida si è “costretti” in un certo senso a rifare la stessa ricetta di base, con piccole variazioni che sono stabilite ogni volta dal regolamento, ma felice me per questa costrizione. Una pasta favolosa, lavorabile come la plastilina, io che stendo frolle e brisée sempre tra due fogli di carta da forno ero un bel po’ scettica riguardo l’elasticità. E mi son dovuta ricredere in un attimo! Il tempo di lavorarla.
Unico neo nella mia ricetta, credo che avrei dovuto fare la doppia cottura per la presenza della crema pasticcera. Esternamente si presenta ben cotta, ma dentro l’umido della crema ha compromesso un po’ la friabilità. Ma comunque e nonostante questo ho ottenuto una tarte eccezionale.
Si è sformata senza problemi, si taglia senza screpolarsi, non si sfalda e non si sbriciola.
Come potevo non provarci anche stavolta? Come potevo non rispondere all’appello anche questo mese?
No l’Mtc s’adda fare, una volta al mese, sempre, come Flavia!


Pasta brisée di Michel Roux
250 g di farina
150 g di burro, tagliato a pezzettini e leggermente ammorbidito
1 cucchiaino di sale
Un pizzico di zucchero
1 uovo
1 cucchiaio di latte freddo
Versare la farina a fontana sul piano di lavoro. Mettere al centro il burro, il sale, lo zucchero e l’uovo, poi mescolarli e lavorarli con la punta delle dita.
Incorporare piano piano la farina, lavorando delicatamente l’impasto finché assume una consistenza grumosa.
Aggiungere il latte e incorporarlo delicatamente con la punta delle dita finché l’impasto comincia  a stare insieme.
Spingere lontano l’impasto con il palmo della mano, lavorando di polso, per 4 o 5 volte, finché è liscio. Formare una palla, avvolgerla nella pellicola e metterla in frigo fino all’uso.
La Pasta Brisée si conserva benissimo in un contenitore a chiusura ermetica, per una settimana in frigo e fino a tre mesi in freezer
Per il ripieno
Crema pasticcera salata
100 g di Blue Stilton
3 mele annurche
30 g di noci sgusciate



Per completare
Zucchero di canna
Pepe
Burro


Per  la crema pasticcera salata
250 ml di latte
100 ml di panna fresca
30 g di parmigiano stagionato
15 g di farina di riso
3 tuorli d’uova
1 pizzico di sale
1 pizzico di pepe
30 g di burro
Amalgamare la panna al latte, tenerne da parte 100 ml circa e la parte restante metterla scaldare a fuoco dolce. In quella tenuta da parte aggiungere il parmigiano, i tuorli, la farina di riso il sale e il pepe e amalgamare con una frusta, aggiungerla poi a quella sul fuoco ai primi accenni di bollore, continuando a girare con le fruste fino ad ottenere una consistenza cremosa. Spegnere, incorporare il burro e lasciar intiepidire.



Componiamo la tarte
Infarinare leggermente il piano di lavoro (meglio se di marmo) e il mattarello. Stendere la pasta con colpi leggeri e pressione regolare, ruotandola di 90° e girandola di tanto in tanto, per evitare che attacchi e facilitare l’aerazione. Continuare così fino a ottenere le dimensioni e la forma desiderate.
Usare il mattarello stesso per misurare la tortiera. Stendere l’impasto con un diametro di 5-7 cm superiore a quello della tortiera, in base all’altezza. Sollevare la pasta sul mattarello e srotolarla sullo stampo, dal diametro di 28 cm.
Versare la crema pasticcera salata, il blue stilton sbriciolato, le noci sminuzzate e infine le fettine di mela sistemate a raggiera. Completare con una spolverata di pepe, un cucchiaio di zucchero di canna e infine un filo di burro fuso.
Cuocere in forno preriscaldato a 180° per 40 minuti. Spegnere lasciar intiepidire per una mezz'ora e sformare.



                                       Con questa ricetto partecipo alla sfida n 46 dell'Mtc



martedì 11 novembre 2014

Le Chiffon Gruyère



La Svizzera, cuore verde dell'Europa, con l' 80% del territorio destinato ai pascoli. Custode di una secolare tradizione casearia, dove tanti piccoli produttori, fedeli ad antiche tecniche, offrono ben 450 tipi di formaggi diversi. Gustare un formaggio svizzero significa avere la garanzia di un prodotto sano e di qualità perchè sottoposto a severi controlli che partono dalla materia prima (per legge è proibito l'aggiunta di antibiotici ai mangimi e la somministrazione di ormoni agli animali), seguendo tutta la filiera di produzione ( è vietato il caglio chimico, i coloranti artificiali e tutti i tipi di additivi per trattare la crosta) fino alla commercializzazione.
Oggi un concorso promosso da Formaggi della Svizzera e Peperoni e Patate ci dà la possibilità di toccare, annusare, assaggiare e rielaborare due ricette del cuore con due di queste eccellenze: Le Gruyère DOP e Emmentaler DOP.


Le Gruyère è un formaggio prodotto nell'omonimo distretto, del cantone di Friburgo. Un' incantevole cittadina medievale, a ridosso di una piccola collina, dominata dal suo castello e circondata dalle sue mura fortificate, dove è chiusa completamente al traffico.
Avere un pezzo di Gruyère tra le mani è sentire soprattutto il suo aroma fruttato e leggermente speziato, con le sue note di nocciola e crosta di pane.Un sapore dolce tendente leggermente al piccante con una pasta compatta e senza occhiature, di un colore avorio che tende al giallo paglierino.
Stagionato in cantine umide, è sottoposto periodicamente a spazzolamento della crosta semplicemente con acqua e sale per favorire la proliferazione di quelle muffe che gli conferiscono il suo tipico sapore.
Un sapore che mi ha ispirato raffinatezza e sontuosità tipiche di un dolce importante. Mi sono chiesta come poterlo rappresentare in questo modo e dalla domanda alla risposta il passo è stato breve visto che a casa mia si sforna spesso la chiffon cake




Per Le Chiffon Gruyère
10 uova
400 g di Gruyère grattugiato fine 
400 g di farina 
250 ml di olio di semi 
250 ml di acqua 
la buccia grattugiata di un arancia 
1 cucchiaino raso di sale 
pepe nero 
noce moscata 
1 bustina di lievito istantaneo per salati 
1 bustina di cremor tartaro

Preparazione
Riunire in una ciotola tutto insieme la farina, il Gruyère, i tuorli d'uova, l'acqua, l'olio, la buccia d'arancia, il pepe, la noce moscata, il sale e amalgamare bene con una frusta elettrica. Aggiungere gli albumi montati precedentemente con un pizzico di sale a neve ferma: procedere in tre step per non smontarli.Aggiungere infine prima il lievito e poi il cremor tartaro. 
Versare l'impasto in uno stampo pulito e asciutto ma non imburrato e cuocere a 170° per 40 minuti. Al termine della cottura lasciare in forno spento per 5 minuti poi estrarre lo stampo e riporlo capovolto a raffreddare per 6/8 ore. Con una lama sottile staccare il cake  lungo i bordi e con un colpo deciso e netto battere lo stampo su un ripiano. Sistemarlo su un piatto da portata per la decorazione.


Per la Mousse
500 ml di panna fresca 
100 g di Gruyère grattugiato 
250 ml di latte 
200 g di salmone affumicato 
1 pizzico di sale 
2 fogli di gelatina

Preparazione

Montare la panna e tenere da parte in frigo.Frullare il salmone con il Gruyère e 200 ml di latte fino ad ottenere una spuma liscia e vellutata. Scaldare 50 ml di latte, aggiungere la gelatina precedentemente ammollata in acqua e strizzata, lasciar intiepidire e  amalgamare alla mousse di salmone. Aggiungere la panna, lavorando con una spatola dal basso verso l'alto perché non smonti fino ad ottenere una crema omogenea.



Decorazione
Riempire un sac à poche con la mousse al salmone e decorare la Chiffon Gruyère con dei grossi ciuffi sia lungo i bordi della base che sulla sommità. Completare con spicchi di pomodorini e deg di prezzemolo.
Servire con altra mousse in una ciotola a parte.

Con questa ricetta partecipo a #noiCHEESEamo


lunedì 22 luglio 2013

Caprese cheesecake, ovvero Cheesecake salata con fresella pomodoro e mozzarella


Certe volte mi rendo conto di farneticare, di vagare con la mente finché dalle mie mani non ne  esce una ricetta; e solo allora quei pensieri fissi se ne vanno facendo spazio a piatti finiti, stoviglie sporche, macchina fotografica unta,  sguardi che indugiano e indagano per capire se ne valesse veramente la pena.
Una volta ne valse proprio la pena: un cannolo croccante con crema di mozzarella, che nacque un po’ così, e che inaspettatamente mi fece risultare la vincitrice del contest riservato alle blogger durante la convention di Paestum, Le Strade della Mozzarella.
E ora questa cheesecake che ho voluto regalarmi per il mio compleanno. A guardarla ti aspetti qualcosa di
Dolce, ma non è così!
Quando la fresella incontra pomodoro e  mozzarella ottieni una gustosa caprese che è la protagonista indiscussa delle cene  estive. Ma quando questo piatto ti rimane fisso nella mente, pensando a come scomporlo o ricomporlo o stravolgerlo ottieni una cheesecake.
Ho utilizzato una fresella al pepe e finocchietto, un sapore deciso, di quelle casarecce fatte, ovviamente, con Lievito Madre(poi un giorno vi darò la ricetta). Questo tipo di fresella rimane compatta anche dopo averla tenuta a bagno in acqua, senza sfaldarsi, impregnandosi dei liquidi rilasciati dal pomodoro e dalla mozzarella con cui di solito viene accompagnata; ma questo è argomento per un’altra ricetta.
Intanto ecco il risultato della mia mente farneticante



Ingredienti
100 g di fresella
80 g di burro
125 g di Mozzarella di Bufala Campana dop
125 g di panna fresca
4 pomodori San Marzano
4 fogli di gelatina alimentare
Basilico
Origano
Aglio
Sale
Olio evo



Preparazione
Ridurre la fresella in piccoli pezzi e frullarla fino ad ottenere la consistenza di un pane grattugiato.
Aggiungere il burro fuso ancora caldo, incorporarlo alla fresella e passarlo in tre coppapasta adagiati in un piatto. Compattare con il dorso di un cucchiaio e riporre in frigo almeno per 30 minuti.
Nel frattempo praticare un taglio a croce sui pomodori, tuffarli in acqua bollente, prelevarli con una schiumarola e spellarli; dividerli a metà ed eliminare i semini interni. Tagliarli a dadini, aggiungere un pizzico di sale, olio, basilico e origano, frullarli e poi riscaldarli brevemente. Aggiungere due fogli di gelatina precedentemente ammollata in acqua , e far sciogliere nella crema di pomodoro.
Tagliare la mozzarella a dadini, aggiungere la panna e riscaldare senza superare i 40°.Frullare con un cutter ad immersione e se non risulta vellutata, frullare ancora magari con un frullatore per frappè.
Se dovesse risultare ancora granulosa, passare al setaccio aiutandosi con una spatola.
Quando è ancora tiepida aggiungere anche in questa crema altri due fogli di gelatina ammollata precedentemente.
Lasciar intiepidire per 15 minuti, poi versare sulla base di fresella, mettere in frigo per 15 minuti ad addensare, poi aggiungere la crema di pomodoro e rimettere di nuovo in frigo.

Al momento di servire decorare con foglie di basilico fresco.

venerdì 28 settembre 2012

Pasqualina matta

Matta, perché mi sembrava un’idea davvero stravagante abbinare il mio ripieno a un delizioso guscio di sfoglia tipicamente ligure.
Ma poi ho pensato alla stagionalità delle verdure e al formaggio tipico della mia terra e mi sono rincuorata a dare il consenso per questo connubio un po’ stravagante.
Le uova nella pasqualina non possono mancare, cosi un bel peperone tondo, che qui in Campania chiamiamo puparole o pupaccelle, ne ha fatto da contenitore, perché usato rigorosamente crudo.
Il caciocavallo è quello di Castelfranco in Miscano, paese deputato a questa produzione, risorsa economica ed eccellenza tipica del territorio. Un formaggio da un aroma che sa di genuino e buono: sentori di latte fresco e di erba tagliata fanno giri di walzer all’interno della bocca del fortunato degustatore.
La pasqualina, si sa, come coronamento finale deve essere bella gonfia e nella ricetta pista dell’MTChallange di questo mese, è consigliato di adoperare la cannuccia e soffiarci dentro.
I miei ricordi di bambina mi hanno stuzzicata: quando ero piccola ed ero dalla mia nonna per bere i succhi nella bottiglietta di vetro mi divertivo a sottrarre dalla sua dispensa un perciatiello o un mezzaniello e usarli, quindi, come cannuccia. Questi nomi strani sono due formati di pasta, più grandi del bucatino, della più antica tradizione campana e protagonisti indiscussi di ricette tipiche, che contraddistinguono il nostro territorio e che ancora oggi sono formati di pasta che ispirano anche le nostre ricette più creative.
Quindi, avendo in casa proprio i perciatielli, non potevo lasciarmi sfuggire quest’esperienza emozionale: è stata davvero la parte più divertente e ludica della ricetta; risate infantili e spensierate, insieme a qualche espressione di disappunto(che schifo, ha detto mio figlio entrando d’improvviso) si sono impossessate della mia cucina finché questa delizia non è entrata nel forno.
Ma poi tutti l’hanno assaggiata, e chi non era d’accordo con il soffio s’è rincuorato pensando che cuocendo si sterilizza tutto.
Compagno di quest’avventura è stato Pasquale. Gli ho chiesto io di venire, per fotografare tutti i passaggi.
E chi meglio di lui poteva cogliere quei particolari che contraddistinguono  l’esecuzione di una ricetta?
Insieme ci siamo divertiti, abbiamo riso a crepapelle e  abbiamo mangiato‼!



Ingredienti

Per la pasta
200 g farina 0
100 g farina di riso integrale
30 ml olio evo
½ bicchiere di vino bianco
½ bicchiere di acqua
1 pizzico di sale
Olio qb per spennellare le sfoglie
1 perciatiello per soffiare

Preparazione
Mettere le due farine sulla spianatoia, fare la fontana e aggiungere il resto degli ingredienti; amalgamare inizialmente con una forchetta e poi procedere a impastare con le mani per una decina di minuti. Formare una palla e lascar riposare per 30 minuti.
Trascorso questo tempo dividere l’impasto in cinque pezzi e stenderli con il mattarello passandolo uniformemente su tutta la sfoglia e  avvolgendola intorno ad esso a ogni passaggio





Per il ripieno
24 peperoncini verdi
12 peperoni cornetti rossi
1 pupaccella
2 patate
50 g di parmigiano
50 g di pecorino semistagionato
300 g di caciocavallo di Castelfranco
1 cucchiaio di capperi
1 pizzico di noce moscata
20 g di burro
20 g di olio
1 uovo
Preparazione
Durante il tempo di riposo della pasta, preparare il ripieno.
Innanzi tutto bollire le patate intere, con la buccia. Quando sono ancora tiepide, sbucciarle e procedere a due preparazioni differenti.
Una passarla allo schiacciapatate, aggiungere il burro, il parmigiano e la noce moscata; trasferire il composto in un sac a poche e con questo riempire i peperoncini verdi.
Con l’altra, tagliare dei pezzi ,aggiungere il pecorino a pezzi, l’olio e i capperi precedentemente dissalati e schiacciare grossolanamente con una forchetta;  con questo composto, aiutandosi con un cucchiaino, riempire i peperoni cornetti.


Assemblaggio
Mettere in una teglia oleata una prima sfoglia, spennellarla con altro olio, procedere con la seconda sfoglia.
A questo punto sistemare i peperoni rossi a raggiera, al centro mettere la pupaccella farcita con lo stesso composto, poi fare uno strato di caciocavallo a fette, continuare con i peperoncini verdi e, infine altro caciocavallo.
Tocco finale: sgusciare l’uovo direttamente nella pupaccella.

Chiudere con gli altri tre strati di sfoglia, spennellandoli sempre con olio evo. Alla fine unire i bordi, formando un cordoncino, lasciare un piccolo spazio, infilarci il pirciatiello e soffiarci dentro fino ad avere una bella cupola tesa.
Cuocere in forno preriscaldato a 180° per 40 minuti.






Con questo post partecipo all' MTChallenge di settembre


mercoledì 25 gennaio 2012

Quiche al broccolo romano



Spesso nei piccoli negozi  è difficile trovare delle verdure “forestiere”. Se proprio non se ne voglia fare a meno bisogna spostarsi, magari nei grandi centri commerciali, dove non sempre si trovano fresche, o prenderle surgelate, ma queste non ci trasmettono mai il sapore e la consistenza reali.
Però stavolta dal mio ortolano di fiducia ho ricevuto una gradevole sorpresa: broccolo romano e puntarelle, che sfoggiavano tutta la loro freschezza. Non li avevo mai visti con quei colori così brillanti e invitanti, per cui non ho resistito e li ho presi entrambi.


Con il broccolo ho preparato una quiche gustosissima, con le puntarelle ho preparato delle focaccine che però non mi sono riuscite. Le ripeterò non appena la mia amica mi rimanderà la sua versione e che poi posterò.Intanto gustatevi questa.



Ingredienti

Per la brisee
500g farina
200ml acqua
200ml olio di semi
Sale
Per il ripieno
Un broccolo romano
200ml panna fresca
4 uova
125g mozzarella di bufala campana dop
Sale
Pepe


Preparazione
Mettere la farina sulla spianatoia, fare la fontana, aggiungere l’acqua, l’olio e il sale. Incorporare lentamente la farina, impastare energicamente fino ad ottenere una consistenza omogenea e soda.
Avvolgere l’impasto in una pellicola e lasciar riposare per un’oretta.
Intanto dividere il broccolo a cime, lavarlo e sbollentarlo per pochi minuti. Scolare e raffreddare sotto l’acqua corrente per conservare un colore brillante. Battere le uova, aggiungere la panna, il sale e il pepe.
Stendere la pasta brisee, lasciandone da parte un po’ per la decorazione, rivestire una tortiera, metterci le cimette di broccolo in uno strato uniforme, versarci sopra il composto di uova e panna, infine mettere la mozzarella spezzettata. Completare con strisce di pasta.
Cuocerte in forno preriscaldato a 170° per 35/40 minuti.



martedì 6 dicembre 2011

Torta rustica al Provolone del Monaco

Questo post lo dedico a un mio amico, esperto e divulgatore del Provolone del Monaco d.o.p. Commentando su facebook la mia ricetta delle rollatine di pollo, mi diceva che avrei dovuto farle con il suddetto formaggio: in verità sono stata molto combattuta tra Parmigiano e Provolone (entrambi presenti nel mio frigo), ma ho scelto il primo per ottenere un gusto più familiare ai bambini, i quali hanno molto gradito questa nuova versione del pollo.
Quindi per farmi perdonare dal mio amico, ho pensato a una torta, ovviamente salata, essendo presente il “suo” formaggio; intanto mi sta anche solleticando l’ idea di inventarmi qualcosa di dolce: sappiamo bene che questi “tipi” si
sposano a meraviglia con mieli e marmellate, quindi basta aggiungere quel tocco particolare, quell’ingrediente ispirato, quel giusto abbinamento per ottenere un dolce davvero goloso. Intanto gustiamoci questa


Ingredienti

Pasta brisé
500g di farina
250g di burro
½ bicchiere di acqua
sale

Ripieno


400g di salsiccia al finocchietto
½ verza
1 patata rossa
2 uova
150g di Provolone del Monaco d.o.p.
cipolla di Tropea
sidro

Preparazione


Preparare la pasta brisé mettendo su un piano da lavoro la farina, fare la fontana, aggiungere il burro morbido, l’acqua e il sale. Lavorare velocemente fino ad ottenere un impasto omogeneo e morbido. Formare una palla e lasciar riposare. Nel frattempo tagliare a listarelle la verza, sbollentarla e scolarla. Tagliare a dadini la patata e bollirla. A parte, in una
padella antiaderente calda mettere un po’ di cipolla affettata sottilmente e la salsiccia spellata e sbriciolata. Far soffriggere, aggiungere la verza, sfumare con un po’ di sidro (che si abbina a meraviglia con la salsiccia), abbassare la fiamma e far asciugare bene. Trasferire in una ciotola e quando sono tiepidi aggiungere le uova e il provolone grattugiato e la patata schiacciata grossolanamente con una forchetta: mescolare tutto con un cucchiaio.
Stendere la pasta brisé, con il mattarello trasferirla su un foglio di carta da forno e infine passare tutto in una tortiera. Aggiungere il ripieno, piegare su di esso i bordi della pasta brise e cuocere in forno preriscaldato per 45 minuti a 180°. Aspettare che si intiepidisca un po’ e degustare accompagnata magari con del sidro fresco.
N.B. Volutamente ho omesso il sale nel ripieno dato che il provolone e la salsiccia sono abbastanza saporiti. Se si desidera lo si può aggiungere secondo i propri gusti.




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