giovedì 26 marzo 2015

Tarte alle mele annurche e blue stilton



Una vita che corre con una frenesia incontrollabile.

Pensieri, carte, armadi, scelte da sistemare continuamente.
Passioni che un tempo mi travolgevano e catturavano ogni mia attenzione, ora fanno fatica a mantenersi a galla.
Tante volte vorrei fermarmi.
Vorrei uscire dalla blogosfera.
Vorrei chiudere quest’angolino che ho sempre sentito come una finestra da dove rubare quella boccata d’ossigeno, ma che ora sempre più spesso risulta gravoso quanto un dovere che ti hanno appioppato addosso.
Ma poi mi dico tieni duro, non mollare, qui ci sono delle belle amicizie, nel momento che meno te lo aspetti senti il calore di persone sincere e appassionate pronte a farti sentire parte di una grande famiglia.
E poi c’è chi arriva qui in attesa di una novità, un consiglio, un trucco.
C’è chi aspetta una nuova ricetta
C’è chi mi sente membro di quella grande famiglia più di quanto lo senta io stessa.
L’Mtc è uno di quei pochi motivi che mi fa tenere duro, e proprio questo mese, proprio con Flavia non potevo mancare. Lei per me tutti questi anni è stata un grande esempio: partecipazione ininterrotta per 45 edizioni a questa bella sfida del web, membro della redazione, parte attiva di discussioni, moderatrice e punto fermo nel far rispettare le regole.
Instancabile appassionata, competente, creativa.
Mi avevano incantata i suoi baci nuziali, non voglio essere retorica e scontata, ma quando vidi questa sua creazione ero certa che avrebbe vinto: non poteva passare inosservata, vista la complessità, la bellezza e l’equilibrio, tutti racchiusi in un cioccolatino.
Poi per la sfida 46 ci propone la brisée di Roux.
Io sono il tipo che non faccio mai le ricette di…. Magari prendo ispirazione, rubo l’idea, ma deve esserci qualcosa di solo mio, devo personalizzarlo, riadattarlo a quello che è il mio gusto personale, a ciò che sento a me più congeniale. Mai fatta una marmellata di…. Un bignè di….Una brioche di….
Come la crema pasticcera salata che uso ora. Tempo fa lessi la ricetta di Montersino, mi proposi di rifarla e ovviamente a libro chiuso sono andata un po’ a istinto, Poi mi sono resa conto che lui aggiunge le uova da sole, io le ho incorporate a panna e latte, un po’ come i suoi stessi principi quando dice che per amalgamare due elementi diversi uno dei due bisogna renderlo quanto più simile all’altro.
Ma torniamo a Roux e alla sua brisée. Non conoscevo né l’uno né l’altra e ci voleva proprio una sfida dell’Mtc e ci voleva proprio Flavia per avere questa opportunità!!! Si perché con la sfida si è “costretti” in un certo senso a rifare la stessa ricetta di base, con piccole variazioni che sono stabilite ogni volta dal regolamento, ma felice me per questa costrizione. Una pasta favolosa, lavorabile come la plastilina, io che stendo frolle e brisée sempre tra due fogli di carta da forno ero un bel po’ scettica riguardo l’elasticità. E mi son dovuta ricredere in un attimo! Il tempo di lavorarla.
Unico neo nella mia ricetta, credo che avrei dovuto fare la doppia cottura per la presenza della crema pasticcera. Esternamente si presenta ben cotta, ma dentro l’umido della crema ha compromesso un po’ la friabilità. Ma comunque e nonostante questo ho ottenuto una tarte eccezionale.
Si è sformata senza problemi, si taglia senza screpolarsi, non si sfalda e non si sbriciola.
Come potevo non provarci anche stavolta? Come potevo non rispondere all’appello anche questo mese?
No l’Mtc s’adda fare, una volta al mese, sempre, come Flavia!


Pasta brisée di Michel Roux
250 g di farina
150 g di burro, tagliato a pezzettini e leggermente ammorbidito
1 cucchiaino di sale
Un pizzico di zucchero
1 uovo
1 cucchiaio di latte freddo
Versare la farina a fontana sul piano di lavoro. Mettere al centro il burro, il sale, lo zucchero e l’uovo, poi mescolarli e lavorarli con la punta delle dita.
Incorporare piano piano la farina, lavorando delicatamente l’impasto finché assume una consistenza grumosa.
Aggiungere il latte e incorporarlo delicatamente con la punta delle dita finché l’impasto comincia  a stare insieme.
Spingere lontano l’impasto con il palmo della mano, lavorando di polso, per 4 o 5 volte, finché è liscio. Formare una palla, avvolgerla nella pellicola e metterla in frigo fino all’uso.
La Pasta Brisée si conserva benissimo in un contenitore a chiusura ermetica, per una settimana in frigo e fino a tre mesi in freezer
Per il ripieno
Crema pasticcera salata
100 g di Blue Stilton
3 mele annurche
30 g di noci sgusciate



Per completare
Zucchero di canna
Pepe
Burro


Per  la crema pasticcera salata
250 ml di latte
100 ml di panna fresca
30 g di parmigiano stagionato
15 g di farina di riso
3 tuorli d’uova
1 pizzico di sale
1 pizzico di pepe
30 g di burro
Amalgamare la panna al latte, tenerne da parte 100 ml circa e la parte restante metterla scaldare a fuoco dolce. In quella tenuta da parte aggiungere il parmigiano, i tuorli, la farina di riso il sale e il pepe e amalgamare con una frusta, aggiungerla poi a quella sul fuoco ai primi accenni di bollore, continuando a girare con le fruste fino ad ottenere una consistenza cremosa. Spegnere, incorporare il burro e lasciar intiepidire.



Componiamo la tarte
Infarinare leggermente il piano di lavoro (meglio se di marmo) e il mattarello. Stendere la pasta con colpi leggeri e pressione regolare, ruotandola di 90° e girandola di tanto in tanto, per evitare che attacchi e facilitare l’aerazione. Continuare così fino a ottenere le dimensioni e la forma desiderate.
Usare il mattarello stesso per misurare la tortiera. Stendere l’impasto con un diametro di 5-7 cm superiore a quello della tortiera, in base all’altezza. Sollevare la pasta sul mattarello e srotolarla sullo stampo, dal diametro di 28 cm.
Versare la crema pasticcera salata, il blue stilton sbriciolato, le noci sminuzzate e infine le fettine di mela sistemate a raggiera. Completare con una spolverata di pepe, un cucchiaio di zucchero di canna e infine un filo di burro fuso.
Cuocere in forno preriscaldato a 180° per 40 minuti. Spegnere lasciar intiepidire per una mezz'ora e sformare.



                                       Con questa ricetto partecipo alla sfida n 46 dell'Mtc



giovedì 19 marzo 2015

Le zeppole della zia Marianna





Oggi, più degli altri anni, un’invasione di zeppole!!!
Non solo le vetrine delle pasticcerie ma anche le salumerie, le panetterie, persino una pizzeria ne faceva bella mostra.
Per non parlare dell’odorino che invadeva le strade uscendo dalle finestre spalancate, complice una giornata calda e assolata.
Per non parlare infine delle immagini che si sono susseguite sul web, su i vari social a cui ogni tanto ho dato una sbirciata.
L’impressione di quest’ abbondanza magari è dipesa dal fatto che sono stata in giro tutto il giorno e magari da quelle intrusioni nel mondo virtuale e così ho avuto modo di assaporare semplicemente quello che accade regolarmente ogni anno.
No, mi son detta, io vado contro corrente!!!
Non farò le zeppole, non acquisterò le zeppole, non posterò le zeppole!!!!
Magari guarderò quelle degli altri, studierò le differenze, ne farò una raccolta, valuterò quelle da fare in una prossima occasione, ma non oggi, oggi veramente no; poi sono anche troppo stanca per mettere le mani in pasta.
Ma il confine tra propositi e azione è presto svanito aprendo la porta di casa.
Ho trovato mia madre che mi aspettava per fare le zeppole!
Ma non zeppole qualsiasi, quelle delle vetrine, quelle di cui sentivo l’odorino, quelle che sfondavano il video, ma le zeppole di zia Marianna.
Zia Marianna, la più dolce e la più buona delle mie zie, che non amava tanto mangiare ma preparava, con gli ingredienti più umili, le cose più appetitose che un palato potesse mai gustare.
Ora, quasi novantenne deponendo le armi da cuoca è diventata invece una vera buongustaia.
Tornando a mia madre, mi aspettava, e non tanto per il piacere di farle insieme, neppure perché ignara della ricetta ma perché lei non ha la mia stessa pazienza a impastare le zeppole della zia.
In questa ricetta l’impasto è fondamentale; più diventa setoso e morbido, tanto più le zeppole gonfiano in cottura, anzi rigorosamente in frittura.
Un’ impasto fatto a mano (ci ho provato con il robot:un disastro!!!), che può durare anche 20 minuti, schiacciato più volte, ripetutamente, come volessi afferrare qualcosa ma non riesci e solo quando lo senti pronto tra le mani, sostieni quella nuvola soffice, puoi smettere.



Ingredienti
8 bicchieri di acqua
7 bicchieri di farina
6 uova
1 limone
1/2 tazzina di olio di semi
1 pizzico di sale
2 bustine di vaniglia
zucchero semolato
500 ml di olio di semi
 
Portare a ebollizione l'acqua con la buccia di limone, l'olio e il sale. Raggiunto il bollore togliere la buccia di limone, versare la farina in un solo colpo e girare energicamente fino a incorporarla tutta.
Ribaltare su un piano mi marmo e battere la massa continuamente con un mattarello allargandola e piegandola più volte su se stessa fino a raffreddarla.
In una terrina battere le uova con la vaniglia e adagiarvi l'impasto.
Con le mani iniziare a incorporare un pò alla volta le uova e continuare a lavorare per sciogliere bene tutti i grumi e ottenere un impasto setoso e soffice al tatto.
Se dovesse presentarsi troppo duro aggiungere ancora un uovo.
Versare l'olio in un tegame e riscaldarlo bene. Versare l'impasto in un sac a poche con bocchetta grande a stella e procedere alla frittura, facendo scendere l'impasto direttamente nell'olio accavallando le due estremità.
Friggere fino a ottenere una doratura uniforme rigirandole dopo un paio di minuti.
Adagiarle su una gratella per scolare l'olio in eccesso e poi passarle ancora calde nello zucchero semolato.
 
 
 
Note personali
-Come tutte le ricette, anche questa ha subito degli adattamenti: si possono sostituire 3 bicchieri di acqua con tre di latte e l'olio 50 g di burro
-Ottime appena fritte: se dovessero avanzare riscaldarle per 4/5 minuti in forno caldo e ripassarle nello zucchero





 



giovedì 26 febbraio 2015

Bacio alla ricotta e pera



Annarita la vittoria dell'Mtc l’ha sperata, l’ha temuta, l’ha attesa e finalmente è arrivata, io la sua proposta l'ho ammirata ma subito l'ho temuta tanto di aver deciso di non partecipare, perché ritenevo fino ad oggi che maneggiare il cioccolato fosse roba da maestri esperti, fosse un mondo che non mi appartenesse. Ma poi mi son fatta coraggio e mi son detta che ho affrontato di tutto fino ad oggi, che non mi poteva far paura un bacio.
La spinta poi mi è arrivata anche dai ricordi della sfida che toccò a me, di quanto mi piacque il babà dell'Ariosto di Annarita, lei che non aveva mai fatto quel tipo di dolce e che non lo aveva neppure mai mangiato, lei che alla stessa maniera di Cristina che infila le acciughe dovunque, infila la farina di castagne e le castagne dove può, mi ha illuminata sul ripieno del bacio perché come lei, io infilerei la bufala in qualsiasi ricetta. 
Come un compromesso che ho fatto tacitamente con me stessa, ho scelto il temperaggio per inseminazione, perché l'ho ritenuto più abbordabile per una principiante e da principiante devo dire che le soddisfazioni sono state lungamente superiori alla aspettative, i risultati hanno ripagato i miei timori e le mie titubanze.
Un guscio croccante e sottile che racchiude un ripieno cremoso e vellutato mi ha stimolato a propormi di continuare su questa strada  
 
 
 

Ingredienti

90 g di ricotta di bufala
250 g di cioccolato bianco
1 pera caramellata
N 25 nocciole di Giffoni
500 g di cioccolato fondente
Per la pera caramellata
1 pera da 180 g circa
2 cucchiai rasi di zucchero
1 cucchiaio di rhum

Sbucciare la pera, eliminare il torsolo e ridurla a piccoli dadini. Trasferirla in un tegame, aggiungere lo zucchero e il rhum e cuocerla a fuoco dolce per 10 minuti, spadellando spesso. Spegnere e lasciar intiepidire.
In una terrina lavorare la ricotta con un cucchiaio, aggiungere i dadini di pera e amalgamare delicatamente senza schiacciare.
Tritare finemente il cioccolato bianco e scioglierlo a bagnomaria girando continuamente con una spatola. Appena avrà assunto una consistenza morbida e risulterà omogeneo, spegnere, togliere dal bagnomaria e attendere una decina di minuti. Aggiungere la crema di ricotta e pere e attendere che raffreddi. Riempire un sac a poche e formare tante sfere della misura di un bacio su un foglio di carta da forno. Attendere ancora qualche minuto e rotearli tra le mani per ottenere una forma tonda. Posizionare sulla sommità una nocciola, schiacciandola leggermente perché si fissi.
A questo punto temperare il cioccolato
Far fondere a bagnomaria 375 g di cioccolato fondente precedentemente tritato, facendo attenzione a non superare i 45°. Aggiungere poi i restanti 125 g di cioccolato tritato, mescolare energicamente con una spatola, facendo sciogliere tutto. La temperatura scenderà e i cristalli si stabilizzeranno rendendo croccante il cioccolato una volta raffreddato.
Prendere i baci e con l’aiuto di una forchetta tuffarli nel cioccolato. Prelevarli, batterli un po’ sul bordo della ciotola, eliminare l’eccesso che cola e adagiarli su un foglio di carta da forno.
Lasciar asciugare e confezionarli.
Il cioccolato avanzato potrà essere riutilizzato successivamente, conservandolo in un sacchetto di plastica   

Con questa ricetta partecipo alla sfida n 45 dell'Mtc di Annarita Rossi del blog Il bosco di alici

venerdì 6 febbraio 2015

Pane con lievito madre alla farina di grano saraceno con autolisi





Ritorno alle mie origini, a ciò che sento più vicino alle mie inclinazioni, a ciò che fa vibrare le corde delle mie emozioni più profonde: il pane. E dire pane per me significa lievito madre.
Presenza fissa nel mio frigo, in quel barattolo alto e stretto, che ormai rinfresco quando ne ho voglia. Può passare una settimana o un mese, lui è sempre pronto a ripartire vigoroso e vitale ogni volta meglio di prima. Mi da delle immense soddisfazioni e ne sono orgogliosa. Molti ne parlano come un figlio, ma io per principio non abbraccio questo pensiero, per rispetto dei miei tre figli, che seguo senza mai abbassare la guardia come ognuno di loro fosse un figlio unico.
Ma poi mi ritrovo a guardare il mio lievito madre con lo stesso orgoglio con cui guardo uno dei miei pargoli, a volte mi accorgo che, mentre lo tiro fuori dal vasetto, formulo dei pensieri come quando mi raccomando con uno di loro di prepararsi bene per il compito di matematica, altre volte mi è capitato di rinfrescarlo, uscire e poi ritornare a casa e scoprire che nonostante una mia breve assenza lo ritrovo che tocca l'orlo ed è pieno di buchi e così d'istinto ho voglia di baciarlo attraverso quel vaso allo stesso modo che bacerei quel figlio che ha preso il massimo nel compito.
Ecco, nonostante propositi e principi, ogni giorno il mio lievito madre mi fa cadere nella sua trappola.
Ma veniamo a questo pane.
Una farina acquistata per fare i pizzoccheri, piatto adatto in questa stagione di freddo e di pioggia, che vi farò vedere un'altra volta.
Ma un poco ne ho tenuta da parte per provare a fare il pane.
L'ho presa come una sfida come fu per il pane di segale, perché questa farina la vedevo ostile per la panificazione.
Ma avendo cieca fiducia nel mio lievito, che è forte e vitale, ho voluto provarci ugualmente.
Ho cominciato con una piccola percentuale, ma è venuto ugualmente molto scuro, leggermente amaro e si sentivano tanto quelle scagliette caratteristiche della buccia di questo grano.
Ideale per la colazione, con la marmellata di pere sopra un velo di gorgonzola dolce o della ricotta di bufala si è rivelato una goduria per il palato allo stato puro.
Poi quello avanzato l'ho usato per fare dei canederli che trovate qui.


Ingredienti
150 g di farina di grano saraceno
300 g di farina 0
120 g di lievito madre
1 cucchiaino di miele
1 cucchiaino raso di sale
270 ml di acqua

Preparazione
Setacciare la farina di frumento, aggiungere la farina di grano saraceno e infine aggiungere tutta l'acqua. Amalgamare grossolanamente senza impastare e lasciar riposare per quattro ore (autolisi).
Trascorso questo tempo aggiungere il lievito madre, il miele e il sale messo su di un lato della ciotola.
Impastare brevemente poi rivoltare su un ripiano e continuare a impastare fino ad avere una massa elastica, morbida e che non appiccichi più alle mani.
Formare un filone o una pagnotta a proprio piacimento e sistemare su un telo infarinato. Coprire con un altro telo e lasciar lievitare in forno spento 4/6 ore e comunque fino al raddoppio.
Riscaldare il forno a 230°, inserire un pentolino con acqua, Fare dei tagli sul pane e infornare. Dopo 10 minuti estrarre il pentolino, abbassare a 200° e lasciar cuocere altri 20 minuti. Dare dei colpetti sulla base del pane: se "suona" di vuoto è cotto

martedì 27 gennaio 2015

Happy Birthday Ale




Stanotte corro, molto più di quanto sia successo in passato.

E la “colpa” è di questo post che debbo e voglio scrivere a tutti i costi.

Perché nell’era “nonriescopiuascriverenelmioblog”, il mio unico tempo per sfogliarmi il mio mensile di cucina, scrivere un articolo, cazzeggiare un po’ su Facebook è tra le 23 e la mezzanotte, quando in casa ormai tutto tace, ho allettato il settenne, ho prelevato i due primoboys dalla palestra e l’Informatico si è persino impigiamato, impantofolato e indivanato per godersi beatamente Focus.

Rimane questo tempo, dicevo, tutto per me che ora voglio dedicare tutto a lei.

Lei che non ho ancora incontrato, non ho ancora guardato negli occhi, non ho ancora abbracciato, ma ci ho solo parlato.

Anzi lei non parla semplicemente ma t’inonda di una valanga di sentimenti, di pensieri positivi, di entusiasmo.

Ti travolge come un uragano: sembra un frullino in modalità turbo.

Per farla breve, lei è Alessandra Gennaro, quella dell’Mtc, quella dei libri dell’Mtc, quella che riesce persino ad accudire, oltre tutte le creature che già sono affidate alle sue mani fatate, un suo blog personale, An old fashion lady, quella che quando stavi per chiederti “come fa a cucinare se fa tutto quello che fa?” scopri che cucina veramente, che anche lei allaccia il grembiule e tira fuori da pentole e forni delle delizie che rispecchiano la sua dolce e raffinata personalità, sublimando persino le pietanze più semplici.

Lei è una donna senza tempo. Oggi è il suo compleanno, è sicuramente negli anta, ma non importa sapere quanti anta di preciso abbia perché mentre ti da la sicurezza, la fiducia e la tranquillità tipiche di una donna matura arrivano sfrecciate di energia, di vitalità, di iniziative e di dinamismo tipici di un adolescente di quindici anni.

Ale buon compleanno, tanti auguri, fino a Singapore dove ti ha voluto il destino, tanto lontano ma anche tanto vicino, perché per chi si ama veramente nessun luogo è così lontano per potersi ritrovare.

Ti ho voluto omaggiare, come altre amiche della community dell’Mtc di una tua ricetta.

Sento la tua emozione, sento il tuo cuore vibrare, ma questo piccolo contributo è nulla rispetto a tanto che tu dai ogni giorno a noi.

Io con l’Mtc e con te ho avuto tanto, ti ho sentito vicina in uno dei momenti più dolorosi della mia vita, vicino molto più di chi lo era fisicamente perché hai letto il mio dolore, le mie difficolta e i miei momenti bui e hai speso per me sempre le giuste parole e questo lo porterò sempre nel mio cuore.

La vittoria della sfida n 38, il babà, il libro mi hanno letteralmente cambiato la vita facendomi vivere quelle gratificazioni e quelle soddisfazione che mai nessuno fino ad allora era stato capace di offrirmi.

Tu sai bene quanto avrei voluto essere presente con il libro ma ho vissuto altri tristi momenti che sono arrivati dopo la morte di mio padre e non sono riuscita neppure a scrivere una recensione tanto la mia mente e il mio cuore erano presi da altro.

Ma ora eccomi, non potevo mancare, non potevo non esserci, come segno di gratitudine e di affetto per tutto quello che tu sei riuscita a darmi.

Mi fermo qui perché mi assale l’emozione e devo cedere il passo a cose ormai molto più importanti.


Lonza al caramello salato con salsa all'arancia e zenzero
Ingredienti

800 g di lonza
1600 ml di acqua fredda
3 cucchiai di zucchero di canna
un cucchiaino raso di sale fino
sale grosso

Per la salsa all’arancia e zenzero
Versione for dummies
scorza e succo di un’arancia non trattata
una spruzzata di Gran Mariner (facoltativo)
la punta di un cucchiaino da caffè di zenzero in polvere 

Versione porca figura
2 cucchiai di zucchero di canna
2 cucchiai di fondo di cottura della carne
1 cucchiaino da caffé di zenzero in polvere
il succo filtrato di un’arancia
2 cucchiai di Gran Marnier
1 cucchiaio raso di farina di riso
sale
scorza di arancia non trattata


Prendete una casseruola piuttosto ampia, che contenga la lonza per intero: versate sul fondo lo zucchero, accendete il fuoco  a fiamma bassa  e fate caramellare: quando lo zucchero ha preso il colore di un caramello biondo, sistemate nella pentola la lonza e copritela con tutta l’acqua, fredda. Aggiungete il sale fino e portate a bollore, a fiamma media. Poi abbassate il fuoco, coprite e proseguite la cottura fino a quando l’acqua si sarà quasi completamente ridotta e la carne sarà avvolta da un velo di caramello. 

Se optate per la salsa for dummies, togliete la lonza dalla pentola e tenetela in caldo, meglio se protetta da un foglio di alluminio. Deglassate il fondo di cottura con il succo di arancia, sfumate con il Gran Marnier e aggiungete lo zenzero. Aggiustate di sale. Fate ridurre per un minuto, poi filtrate e servite, cosparso da una bella grattugiata di scorza d’arancia.

Se invece decidete di preparare la salsa all’arancia “vera”, dovete procedere durante la cottura della carne, nelle fasi finali: appena il liquido di cottura inizia ad addensarsi in un caramello vischioso, prelevatene una piccola quantità (all’incirca, due cucchiai): versatelo in una padella, assieme al succo d’arancia e allo zenzero, mescolate e fate cuocere per un minuto. Sfumate con il Grand Marnier e, in ultimo, fate addensare con la farina di riso: in una tazzina da caffè, fate sciogliere la farina di riso in un cucchiaino di salsa (o di succo d’arancia): mescolate bene, aggiungete il composto al resto, abbassate la fiamma e fate addensare.
Cospargete il pezzo di carne con un pizzico di sale grosso e accompagnate con la salsa al caramello all’arancia. 


·         Ale ti ho rubato lo stile del post, compreso alcune espressioni, semplicemente perché io vorrei essere proprio così, come te.

·         Avevo in casa dei deliziosi e teneri filetti (mi sembra che si chiami  lonzino, è attaccato alla lonza) e cercavo una ricetta speciale e la tua era l’ideale, per cui li ho sostituiti alla tua lonza. Avendone tre per un totale di 1 kg ho aggiunto solo 1,250 ml di acqua ed è stato perfetto.

·         Non ho sostituito nient’altro alla ricetta, ti ho copiato tutto, l’ho eseguita passo passo, alla tua maniera (io le altre non le guardo neppure, giuro) e la trovo perfetta


domenica 25 gennaio 2015

Canederli di pane di grano saraceno su vellutata di patate e verza


Sono una patita del riciclo, sono la paladina del “non si butta via niente”!
Chi mi conosce lo sa, chi è invitato a casa si aspetta di trovarsi nel piatto qualcosa a cui gli ho cambiato il corso del destino.
Il pane è uno di questi, il pane a casa mia è il principe del riciclo con gnocchi, torte e polpette.
E il canederlo da me non era un forestiero.
Monica del  blog One in a Milion, vincitrice dell’Mtc n 43, non poteva rendermi sfidante più felice!
Quando avevo letto nel regolamento che non c’erano limiti per il numero di ricette, subito in me c’è stato quel fervido fremito del genere “m’illumino d’immenso
Avevo pensato di provarne minimo tre/quattro versioni. Un paio sicuramente ispirate a dei piatti della mia Campania e poi a ruota libera con quello che mi suggeriva l’istinto.
Ma questo mese mi ha tenuta davvero impegnata oltre tutte le mie aspettative. Tralasciando le solite piccole grandi incombenze che ultimamente mi stanno tenendo lontana anche dal mio amato blog, finalmente ho concluso con il trasloco che mi stava letteralmente assorbendo tutte le energie.
E’ un’elaborazione pari a un lutto, è uno stravolgimento di tutta una vita che ormai sembrava aver preso il suo corso ed essersi stabilizzata con quei format così precisi.
Ma poi ti ritrovi a dover tutto riorganizzare, a studiare, valutare finché non arrivi sfinito al termine di tutto.
E quello che è stato penalizzato di più è la cucina, salvo qualche impegno su altri fronti a cui ho dovuto assolvere a tutti i costi, delegando a mia madre l’incombenza di provvedere a tutto.
Ma i canederli, come dicevo, fanno parte di quelle ricette che preparo con piacere, quelle ricette che al solo pensiero ti confortano e ti gratificano.
Appena saputo il tema feci la ricetta di Monica passo passo, senza cambiare una virgola e come pensavo, riuscita la primo colpo!
Lei raccomanda di saggiare, di fare una prova cottura, ma io a istinto andai a colpo sicuro, fiduciosa della buona riuscita; e così fu e così è stato questa seconda volta.


Per il brodo
500 g di verza
300 g di patate
1 carota
1 cipolla
2 coste di sedano
5 grani pepe nero
100 g di gambetto di prosciutto crudo
1 cucchiaio di sale grosso
2 lt di acqua

Mettere in una pentola dai bordi alti tutte le verdure tagliate a pezzi grossolani, il prosciutto crudo e il sale.
Portare a bollore e lasciar cuocere semicoperto per un paio di ore.
Prelevare verza e patate e tenere da parte; colare il brodo per eliminare il resto delle verdure e rimetterlo in pentola

Per la vellutata
Verza e patate prelevate dal brodo
2 scalogni
1 spicchio di aglio
100 g di burro
1 piccolo peperoncino
sale

In una casseruola sciogliere a fuoco dolce il burro, aggiungere lo scalogno, lo spicchio di aglio e il peperoncino e lasciar imbiondire. Aggiungere la verza e le patate, salare e infine coprire con un po’ di brodo. Far cuocere una mezz’oretta poi con il frullatore a immersione ottenere una vellutata da tenere in caldo.

Per i canederli
300 g di pane raffermo
200 ml di latte intero
2 uova
130 g di provolone piccante
100 g di mortadella al pistacchio
1 cucchiaino raso di sale fino
1 pizzico di pepe
1 cucchiaio colmo di farina
Parmigiano

Ridurre il pane a piccoli dadini e porlo in una ciotola; battere le uova con il latte e versare sul pane. Lasciar riposare una ventina di minuti mescolando per un paio di volte. Impastare saggiandone la consistenza che deve essere morbida ma non appiccicosa.
Con un coltello tritare il formaggio e la mortadella, aggiungerli al pane ammorbidito, aggiungere il sale, il pepe e la farina. Impastare e aggiungere la farina. Compattare e formare le palline
Cuocerli nella pentola con il brodo, senza ammassarli, per 5 minuti.
In un piatto fondo versare un mestolo di vellutata, adagiarvi sopra 4 canederli e completare con una spolverata di parmigiano.
 


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