giovedì 26 febbraio 2015

Bacio alla ricotta e pera



Annarita la vittoria dell'Mtc l’ha sperata, l’ha temuta, l’ha attesa e finalmente è arrivata, io la sua proposta l'ho ammirata ma subito l'ho temuta tanto di aver deciso di non partecipare, perché ritenevo fino ad oggi che maneggiare il cioccolato fosse roba da maestri esperti, fosse un mondo che non mi appartenesse. Ma poi mi son fatta coraggio e mi son detta che ho affrontato di tutto fino ad oggi, che non mi poteva far paura un bacio.
La spinta poi mi è arrivata anche dai ricordi della sfida che toccò a me, di quanto mi piacque il babà dell'Ariosto di Annarita, lei che non aveva mai fatto quel tipo di dolce e che non lo aveva neppure mai mangiato, lei che alla stessa maniera di Cristina che infila le acciughe dovunque, infila la farina di castagne e le castagne dove può, mi ha illuminata sul ripieno del bacio perché come lei, io infilerei la bufala in qualsiasi ricetta. 
Come un compromesso che ho fatto tacitamente con me stessa, ho scelto il temperaggio per inseminazione, perché l'ho ritenuto più abbordabile per una principiante e da principiante devo dire che le soddisfazioni sono state lungamente superiori alla aspettative, i risultati hanno ripagato i miei timori e le mie titubanze.
Un guscio croccante e sottile che racchiude un ripieno cremoso e vellutato mi ha stimolato a propormi di continuare su questa strada  
 
 
 

Ingredienti

90 g di ricotta di bufala
250 g di cioccolato bianco
1 pera caramellata
N 25 nocciole di Giffoni
500 g di cioccolato fondente
Per la pera caramellata
1 pera da 180 g circa
2 cucchiai rasi di zucchero
1 cucchiaio di rhum

Sbucciare la pera, eliminare il torsolo e ridurla a piccoli dadini. Trasferirla in un tegame, aggiungere lo zucchero e il rhum e cuocerla a fuoco dolce per 10 minuti, spadellando spesso. Spegnere e lasciar intiepidire.
In una terrina lavorare la ricotta con un cucchiaio, aggiungere i dadini di pera e amalgamare delicatamente senza schiacciare.
Tritare finemente il cioccolato bianco e scioglierlo a bagnomaria girando continuamente con una spatola. Appena avrà assunto una consistenza morbida e risulterà omogeneo, spegnere, togliere dal bagnomaria e attendere una decina di minuti. Aggiungere la crema di ricotta e pere e attendere che raffreddi. Riempire un sac a poche e formare tante sfere della misura di un bacio su un foglio di carta da forno. Attendere ancora qualche minuto e rotearli tra le mani per ottenere una forma tonda. Posizionare sulla sommità una nocciola, schiacciandola leggermente perché si fissi.
A questo punto temperare il cioccolato
Far fondere a bagnomaria 375 g di cioccolato fondente precedentemente tritato, facendo attenzione a non superare i 45°. Aggiungere poi i restanti 125 g di cioccolato tritato, mescolare energicamente con una spatola, facendo sciogliere tutto. La temperatura scenderà e i cristalli si stabilizzeranno rendendo croccante il cioccolato una volta raffreddato.
Prendere i baci e con l’aiuto di una forchetta tuffarli nel cioccolato. Prelevarli, batterli un po’ sul bordo della ciotola, eliminare l’eccesso che cola e adagiarli su un foglio di carta da forno.
Lasciar asciugare e confezionarli.
Il cioccolato avanzato potrà essere riutilizzato successivamente, conservandolo in un sacchetto di plastica   

Con questa ricetta partecipo alla sfida n 45 dell'Mtc di Annarita Rossi del blog Il bosco di alici

venerdì 6 febbraio 2015

Pane con lievito madre alla farina di grano saraceno con autolisi





Ritorno alle mie origini, a ciò che sento più vicino alle mie inclinazioni, a ciò che fa vibrare le corde delle mie emozioni più profonde: il pane. E dire pane per me significa lievito madre.
Presenza fissa nel mio frigo, in quel barattolo alto e stretto, che ormai rinfresco quando ne ho voglia. Può passare una settimana o un mese, lui è sempre pronto a ripartire vigoroso e vitale ogni volta meglio di prima. Mi da delle immense soddisfazioni e ne sono orgogliosa. Molti ne parlano come un figlio, ma io per principio non abbraccio questo pensiero, per rispetto dei miei tre figli, che seguo senza mai abbassare la guardia come ognuno di loro fosse un figlio unico.
Ma poi mi ritrovo a guardare il mio lievito madre con lo stesso orgoglio con cui guardo uno dei miei pargoli, a volte mi accorgo che, mentre lo tiro fuori dal vasetto, formulo dei pensieri come quando mi raccomando con uno di loro di prepararsi bene per il compito di matematica, altre volte mi è capitato di rinfrescarlo, uscire e poi ritornare a casa e scoprire che nonostante una mia breve assenza lo ritrovo che tocca l'orlo ed è pieno di buchi e così d'istinto ho voglia di baciarlo attraverso quel vaso allo stesso modo che bacerei quel figlio che ha preso il massimo nel compito.
Ecco, nonostante propositi e principi, ogni giorno il mio lievito madre mi fa cadere nella sua trappola.
Ma veniamo a questo pane.
Una farina acquistata per fare i pizzoccheri, piatto adatto in questa stagione di freddo e di pioggia, che vi farò vedere un'altra volta.
Ma un poco ne ho tenuta da parte per provare a fare il pane.
L'ho presa come una sfida come fu per il pane di segale, perché questa farina la vedevo ostile per la panificazione.
Ma avendo cieca fiducia nel mio lievito, che è forte e vitale, ho voluto provarci ugualmente.
Ho cominciato con una piccola percentuale, ma è venuto ugualmente molto scuro, leggermente amaro e si sentivano tanto quelle scagliette caratteristiche della buccia di questo grano.
Ideale per la colazione, con la marmellata di pere sopra un velo di gorgonzola dolce o della ricotta di bufala si è rivelato una goduria per il palato allo stato puro.
Poi quello avanzato l'ho usato per fare dei canederli che trovate qui.


Ingredienti
150 g di farina di grano saraceno
300 g di farina 0
120 g di lievito madre
1 cucchiaino di miele
1 cucchiaino raso di sale
270 ml di acqua

Preparazione
Setacciare la farina di frumento, aggiungere la farina di grano saraceno e infine aggiungere tutta l'acqua. Amalgamare grossolanamente senza impastare e lasciar riposare per quattro ore (autolisi).
Trascorso questo tempo aggiungere il lievito madre, il miele e il sale messo su di un lato della ciotola.
Impastare brevemente poi rivoltare su un ripiano e continuare a impastare fino ad avere una massa elastica, morbida e che non appiccichi più alle mani.
Formare un filone o una pagnotta a proprio piacimento e sistemare su un telo infarinato. Coprire con un altro telo e lasciar lievitare in forno spento 4/6 ore e comunque fino al raddoppio.
Riscaldare il forno a 230°, inserire un pentolino con acqua, Fare dei tagli sul pane e infornare. Dopo 10 minuti estrarre il pentolino, abbassare a 200° e lasciar cuocere altri 20 minuti. Dare dei colpetti sulla base del pane: se "suona" di vuoto è cotto

martedì 27 gennaio 2015

Happy Birthday Ale




Stanotte corro, molto più di quanto sia successo in passato.

E la “colpa” è di questo post che debbo e voglio scrivere a tutti i costi.

Perché nell’era “nonriescopiuascriverenelmioblog”, il mio unico tempo per sfogliarmi il mio mensile di cucina, scrivere un articolo, cazzeggiare un po’ su Facebook è tra le 23 e la mezzanotte, quando in casa ormai tutto tace, ho allettato il settenne, ho prelevato i due primoboys dalla palestra e l’Informatico si è persino impigiamato, impantofolato e indivanato per godersi beatamente Focus.

Rimane questo tempo, dicevo, tutto per me che ora voglio dedicare tutto a lei.

Lei che non ho ancora incontrato, non ho ancora guardato negli occhi, non ho ancora abbracciato, ma ci ho solo parlato.

Anzi lei non parla semplicemente ma t’inonda di una valanga di sentimenti, di pensieri positivi, di entusiasmo.

Ti travolge come un uragano: sembra un frullino in modalità turbo.

Per farla breve, lei è Alessandra Gennaro, quella dell’Mtc, quella dei libri dell’Mtc, quella che riesce persino ad accudire, oltre tutte le creature che già sono affidate alle sue mani fatate, un suo blog personale, An old fashion lady, quella che quando stavi per chiederti “come fa a cucinare se fa tutto quello che fa?” scopri che cucina veramente, che anche lei allaccia il grembiule e tira fuori da pentole e forni delle delizie che rispecchiano la sua dolce e raffinata personalità, sublimando persino le pietanze più semplici.

Lei è una donna senza tempo. Oggi è il suo compleanno, è sicuramente negli anta, ma non importa sapere quanti anta di preciso abbia perché mentre ti da la sicurezza, la fiducia e la tranquillità tipiche di una donna matura arrivano sfrecciate di energia, di vitalità, di iniziative e di dinamismo tipici di un adolescente di quindici anni.

Ale buon compleanno, tanti auguri, fino a Singapore dove ti ha voluto il destino, tanto lontano ma anche tanto vicino, perché per chi si ama veramente nessun luogo è così lontano per potersi ritrovare.

Ti ho voluto omaggiare, come altre amiche della community dell’Mtc di una tua ricetta.

Sento la tua emozione, sento il tuo cuore vibrare, ma questo piccolo contributo è nulla rispetto a tanto che tu dai ogni giorno a noi.

Io con l’Mtc e con te ho avuto tanto, ti ho sentito vicina in uno dei momenti più dolorosi della mia vita, vicino molto più di chi lo era fisicamente perché hai letto il mio dolore, le mie difficolta e i miei momenti bui e hai speso per me sempre le giuste parole e questo lo porterò sempre nel mio cuore.

La vittoria della sfida n 38, il babà, il libro mi hanno letteralmente cambiato la vita facendomi vivere quelle gratificazioni e quelle soddisfazione che mai nessuno fino ad allora era stato capace di offrirmi.

Tu sai bene quanto avrei voluto essere presente con il libro ma ho vissuto altri tristi momenti che sono arrivati dopo la morte di mio padre e non sono riuscita neppure a scrivere una recensione tanto la mia mente e il mio cuore erano presi da altro.

Ma ora eccomi, non potevo mancare, non potevo non esserci, come segno di gratitudine e di affetto per tutto quello che tu sei riuscita a darmi.

Mi fermo qui perché mi assale l’emozione e devo cedere il passo a cose ormai molto più importanti.


Lonza al caramello salato con salsa all'arancia e zenzero
Ingredienti

800 g di lonza
1600 ml di acqua fredda
3 cucchiai di zucchero di canna
un cucchiaino raso di sale fino
sale grosso

Per la salsa all’arancia e zenzero
Versione for dummies
scorza e succo di un’arancia non trattata
una spruzzata di Gran Mariner (facoltativo)
la punta di un cucchiaino da caffè di zenzero in polvere 

Versione porca figura
2 cucchiai di zucchero di canna
2 cucchiai di fondo di cottura della carne
1 cucchiaino da caffé di zenzero in polvere
il succo filtrato di un’arancia
2 cucchiai di Gran Marnier
1 cucchiaio raso di farina di riso
sale
scorza di arancia non trattata


Prendete una casseruola piuttosto ampia, che contenga la lonza per intero: versate sul fondo lo zucchero, accendete il fuoco  a fiamma bassa  e fate caramellare: quando lo zucchero ha preso il colore di un caramello biondo, sistemate nella pentola la lonza e copritela con tutta l’acqua, fredda. Aggiungete il sale fino e portate a bollore, a fiamma media. Poi abbassate il fuoco, coprite e proseguite la cottura fino a quando l’acqua si sarà quasi completamente ridotta e la carne sarà avvolta da un velo di caramello. 

Se optate per la salsa for dummies, togliete la lonza dalla pentola e tenetela in caldo, meglio se protetta da un foglio di alluminio. Deglassate il fondo di cottura con il succo di arancia, sfumate con il Gran Marnier e aggiungete lo zenzero. Aggiustate di sale. Fate ridurre per un minuto, poi filtrate e servite, cosparso da una bella grattugiata di scorza d’arancia.

Se invece decidete di preparare la salsa all’arancia “vera”, dovete procedere durante la cottura della carne, nelle fasi finali: appena il liquido di cottura inizia ad addensarsi in un caramello vischioso, prelevatene una piccola quantità (all’incirca, due cucchiai): versatelo in una padella, assieme al succo d’arancia e allo zenzero, mescolate e fate cuocere per un minuto. Sfumate con il Grand Marnier e, in ultimo, fate addensare con la farina di riso: in una tazzina da caffè, fate sciogliere la farina di riso in un cucchiaino di salsa (o di succo d’arancia): mescolate bene, aggiungete il composto al resto, abbassate la fiamma e fate addensare.
Cospargete il pezzo di carne con un pizzico di sale grosso e accompagnate con la salsa al caramello all’arancia. 


·         Ale ti ho rubato lo stile del post, compreso alcune espressioni, semplicemente perché io vorrei essere proprio così, come te.

·         Avevo in casa dei deliziosi e teneri filetti (mi sembra che si chiami  lonzino, è attaccato alla lonza) e cercavo una ricetta speciale e la tua era l’ideale, per cui li ho sostituiti alla tua lonza. Avendone tre per un totale di 1 kg ho aggiunto solo 1,250 ml di acqua ed è stato perfetto.

·         Non ho sostituito nient’altro alla ricetta, ti ho copiato tutto, l’ho eseguita passo passo, alla tua maniera (io le altre non le guardo neppure, giuro) e la trovo perfetta


domenica 25 gennaio 2015

Canederli di pane di grano saraceno su vellutata di patate e verza


Sono una patita del riciclo, sono la paladina del “non si butta via niente”!
Chi mi conosce lo sa, chi è invitato a casa si aspetta di trovarsi nel piatto qualcosa a cui gli ho cambiato il corso del destino.
Il pane è uno di questi, il pane a casa mia è il principe del riciclo con gnocchi, torte e polpette.
E il canederlo da me non era un forestiero.
Monica del  blog One in a Milion, vincitrice dell’Mtc n 43, non poteva rendermi sfidante più felice!
Quando avevo letto nel regolamento che non c’erano limiti per il numero di ricette, subito in me c’è stato quel fervido fremito del genere “m’illumino d’immenso
Avevo pensato di provarne minimo tre/quattro versioni. Un paio sicuramente ispirate a dei piatti della mia Campania e poi a ruota libera con quello che mi suggeriva l’istinto.
Ma questo mese mi ha tenuta davvero impegnata oltre tutte le mie aspettative. Tralasciando le solite piccole grandi incombenze che ultimamente mi stanno tenendo lontana anche dal mio amato blog, finalmente ho concluso con il trasloco che mi stava letteralmente assorbendo tutte le energie.
E’ un’elaborazione pari a un lutto, è uno stravolgimento di tutta una vita che ormai sembrava aver preso il suo corso ed essersi stabilizzata con quei format così precisi.
Ma poi ti ritrovi a dover tutto riorganizzare, a studiare, valutare finché non arrivi sfinito al termine di tutto.
E quello che è stato penalizzato di più è la cucina, salvo qualche impegno su altri fronti a cui ho dovuto assolvere a tutti i costi, delegando a mia madre l’incombenza di provvedere a tutto.
Ma i canederli, come dicevo, fanno parte di quelle ricette che preparo con piacere, quelle ricette che al solo pensiero ti confortano e ti gratificano.
Appena saputo il tema feci la ricetta di Monica passo passo, senza cambiare una virgola e come pensavo, riuscita la primo colpo!
Lei raccomanda di saggiare, di fare una prova cottura, ma io a istinto andai a colpo sicuro, fiduciosa della buona riuscita; e così fu e così è stato questa seconda volta.


Per il brodo
500 g di verza
300 g di patate
1 carota
1 cipolla
2 coste di sedano
5 grani pepe nero
100 g di gambetto di prosciutto crudo
1 cucchiaio di sale grosso
2 lt di acqua

Mettere in una pentola dai bordi alti tutte le verdure tagliate a pezzi grossolani, il prosciutto crudo e il sale.
Portare a bollore e lasciar cuocere semicoperto per un paio di ore.
Prelevare verza e patate e tenere da parte; colare il brodo per eliminare il resto delle verdure e rimetterlo in pentola

Per la vellutata
Verza e patate prelevate dal brodo
2 scalogni
1 spicchio di aglio
100 g di burro
1 piccolo peperoncino
sale

In una casseruola sciogliere a fuoco dolce il burro, aggiungere lo scalogno, lo spicchio di aglio e il peperoncino e lasciar imbiondire. Aggiungere la verza e le patate, salare e infine coprire con un po’ di brodo. Far cuocere una mezz’oretta poi con il frullatore a immersione ottenere una vellutata da tenere in caldo.

Per i canederli
300 g di pane raffermo
200 ml di latte intero
2 uova
130 g di provolone piccante
100 g di mortadella al pistacchio
1 cucchiaino raso di sale fino
1 pizzico di pepe
1 cucchiaio colmo di farina
Parmigiano

Ridurre il pane a piccoli dadini e porlo in una ciotola; battere le uova con il latte e versare sul pane. Lasciar riposare una ventina di minuti mescolando per un paio di volte. Impastare saggiandone la consistenza che deve essere morbida ma non appiccicosa.
Con un coltello tritare il formaggio e la mortadella, aggiungerli al pane ammorbidito, aggiungere il sale, il pepe e la farina. Impastare e aggiungere la farina. Compattare e formare le palline
Cuocerli nella pentola con il brodo, senza ammassarli, per 5 minuti.
In un piatto fondo versare un mestolo di vellutata, adagiarvi sopra 4 canederli e completare con una spolverata di parmigiano.
 


domenica 28 dicembre 2014

Sfere di pasta dal cuore filato e dorato su nuvola di mozzarella e pioggia piccante




 
Capita a volte che nella testa ti ritornino in mente dei termini come una pallina che rimbalza continuamente e ti avvolgono i pensieri, le azioni, la giornata intera e il modo in cui ti rapporti con te stesso, il tuo io più profondo, le persone e poi tutto ciò che riguarda l’esteriorità, l’oltre se stessi, influenzando persino il modo di essere.
Questo mi è successo nelle ultime settimane, da quando ho saputo del tema del contest de Le Strade della Mozzarella, a cui partecipo con questa ricetta che vi presento in questo post: “Pasta, Mozzarella e Pummarola. Un viaggio essenziale".
Dovevo lasciarmi ispirare per creare una ricetta che potesse condurmi all’essenza del gusto dell’alimentazione mediterranea.
E dunque ho ruminato continuamente il termine “essenziale”!
Pensavo a dei suoi sinonimi che mi lasciavano più in superficie e mi rimandavano a un’idea di: principale, basilare, indispensabile; poi entravo all’interno del concetto e pensavo: anima, nocciolo, centro.
La mia idea era quella di mantenermi all’interno delle tradizioni del mio territorio, magari rielaborare o scomporre una ricetta radicata e ancorata nella mia terra, senza violentarla, senza contaminare i sapori, senza intrusioni clandestine.
Essenzialità nei sapori, essenzialità negli elementi da usare, essenzialità nelle cotture.
Una sorta di responsabilità che è sfociata e si è concretizzata in questa ricetta, nata come un istinto, dopo aver mangiato una frittatina di maccheroni, fatta secondo i fedeli canoni della tradizione napoletana, uno dei nostri street food, che dal cuoppo l'ho traslocato in un piatto.
La soddisfazione personale è stata superiore alle aspettative, perché ho assaporato l'essenzialità.
Ora aspetto i giudici per capire quanto abbia interpretato questo viaggio.






                                                                              Ingredienti

                                                                     Per 12 sfere di pasta

                                                        150 g di Bucatini di Gragnano igp

                                                                      Pastificio dei Campi
                                                        50 g di prosciutto cotto affumicato
                                                                   Besciamella ottenuta con:
                                                                          500 ml di latte
                                                                          50 g di farina
                                                                          50 g di burro
                                                                                Sale
                                                                         Olio di semi
 
In una casseruola alta da 16 cm di diametro scogliere a fuoco dolce il burro, aggiungere in un solo colpo la farina, rimestare con una frusta e aggiungere a filo il latte precedentemente intiepidito in un brick. Cuocere brevemente fino ad ottenere una salsa liscia e vellutata. Cuocere i bucatini in una pentola dai bordi alti di 30 cm di diametro per 12 minuti, scolare, trasferire in una zuppiera, aggiungere il prosciutto cotto affumicato tagliato a dadini e tutta la besciamella. Con delle forbici da cucina spezzettarli fino alla dimensione di 2 cm circa. Amalgamare, coprire con una pellicola da cucina e lasciar riposare a temperatura ambiente pere un paio di ore oppure passare in frigo per una mezz’oretta.

Per il cuore filato e dorato
1 spicchio di aglio
2 cucchiai di olio extravergine d’oliva
2 foglie di basilico
Sale
                                                        Un cucchiaino raso di gelatina vegetale
In un tegame di 20 i diametro soffriggere dolcemente l’aglio schiacciato nell’olio, aggiungere i pomodori, salare e lasciar cuocere sulla fiamma più piccola a minimo per 40 minuti. Spegnere, aggiungere il basilico spezzettato, coprire e lasciar riposare 5 minuti. Eliminare il basilico e l’aglio e passare la salsa attraverso un setaccio. Sciogliere in una tazzina con un cucchiaio di acqua fredda un cucchiaino di gelatina vegetale (agar-agar), aggiungerla alla salsa e lasciar raffreddare.
Preparare un bagnomaria con una pentola di 20 cm appoggiata in una di 30 contenente l’acqua dove si farà sciogliere la mozzarella tagliata a dadi irregolari. Spegnere e continuando a tenere il tegame in caldo preparare il cuore filato e dorato. Prelevare una quantità pari poco più di una nocciola di mozzarella filata, allargarla sul palmo della mano, mettere al centro una porzione di salsa di pomodoro giallo, chiudere con un pizzico come si volesse praticare la classica mozzatura e trasferire la pallina ottenuta in una ciotola con acqua fredda. Procedere cosi fino all’esaurimento degli ingredienti a disposizione.
Scolare le palline, adagiarle su carta da cucina e “rivestirle” con i bucatini ormai raffreddati. Prelevarne una cucchiaiata, adagiarli sul palmo della mano, mettere al centro la pallina di mozzarella ripiena di pomodoro giallo e chiudere la mano per ottenere una sfera, rotolandola poi tra le due mani. Adagiarle man mano su un vassoio e trasferirle in frigo per rassodarle.  


Per la pastella
200 g di farina
200 ml di acqua
1 pizzico di sale
Pepe
Versare la farina in una ciotola, aggiungere il sale e il pepe , versare al centro l’acqua a filo e mescolare continuamente fino ad ottenere una consistenza fluida.
Per la nuvola di mozzarella
50 ml di latte
250 g di panna fresca
1 pizzico di sale
In un tegame da 20 cm versare il latte e la mozzarella tagliata a dadini, riscaldare a fuoco dolce fino a 40°. Trasferire in un frullatore con il boccale alto (quello per il frappè) e frullare fino ad ottenere una crema morbida e liscia, passarla poi attraverso un setaccio raccogliendola in una ciotola. Montare la panna e aggiungerla alla crema di mozzarella con movimenti delicati dal basso veso l’alto perché non smonti. Aggiustare di sale se necessario.
Per le gocce piccanti
2 cucchiai di olio extravergine d’oliva
Sale
aglio
1 peperoncino
In un tegame da 20 cm di diametro soffriggere dolcemente l’aglio schiacciato, il peperoncino e l’olio. Versare i San Marzano, salare e cuocere per  20 minuti. Passare attraverso un passaverdure e tenere da parte in una ciotola.


Completiamo il piatto

In un padella in ferro dai bordi svasati alti da 20 cm di diametro versare 400 ml di olio di semi
Riscaldarlo a fuoco moderato. Nel frattempo prelevare una sfera di pasta alla volta, tuffarla nella pastella, velarla completamente e adagiare ogni sfera di nuovo sul vassoio perché coli  la pastella in eccesso. Quando l’olio è pronto procedere alla frittura, tre pezzi alla volta, girandolo ogni 15 secondi perché abbiano un colore uniforme e dorato. Adagiarle man mano su della carta alimentare, magari il sacchetto del pane.
In quattro piatti individuali mettere a specchio la crema soffice di mozzarella, adagiare sopra tre sfere di pasta e completare con gocce di San Marzano piccanti


Con questa riceta partecipo al contest "Pasta,Mozzarella e Pummarola. Un viaggio essenziale"
Organizzato da Le strade della mozzarella

http://www.lestradedellamozzarella.it

giovedì 25 dicembre 2014

Insalata di rinforzo per augurarvi Buon Natale


Un piatto immancabile per la mia cena della vigilia, che preparo la mattina presto, appena alzata, perché mi piace "riposata". I sapori si amalgamano e i profumi si incontrano per creare un piatto che si fa così da sempre, un piatto che sa di Natale, di calore, di famiglie riunite, di aneddoti che si raccontano e si tramandano.
Con questo auguro a ognuno, Buon natale!

Ingredienti
1 grosso cavolfiore
300 g di cipolline, cetrioli, carote, rape bianche sottaceto
2 papaccelle sottaceto
6 acciughe salate
70 g di olive bianche
70 g di olive nere
Olio extravergine d’oliva
2 cucchiai di aceto bianco
Sale

Preparazione
Monda e lava il cavolfiore, dividilo a cime regolari e sbollentalo  per una decina di minuti; raffreddalo  in una ciotola con acqua ghiacciata, lascialo scolare e trasferisci in una insalatiera.
Lava le acciughe sotto acqua corrente, elimina la lisca centrale e ottieni due filetti interi.
Taglia le papaccelle a listarelle o spezzettale con le mani in modo irregolare. Aggiungile al cavolfiore insieme alle acciughe, ai sottaceti scolati dalla loro acqua, le olive bianche e nere e condisci con olio, aceto e sale.
Amalgama e lascia riposare almeno 10/12 ore in frigo prima del consumo.

Con questo piatto, insieme ad altri due, inizia la mia collaborazione con il mensile A Tavola, che potete trovare sul numero di dicembre.


E in edicola è già arrivato il numero di gennaio

 

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...